Il West intorno al 1850

Nonostante siamo attorno al 1875, considerate che in quel periodo «la frontiera», il West, era un luogo remoto.
San Francisco, che era già un porto importante ed un punto di riferimento per la costa ovest, nel 1848 contava circa 1000 (mille) abitanti; prevalentemente minatori (eravamo in piena “corsa all’oro”) che vivevano in tende, baracche di legno o sul ponte di navi abbandonate.
In quegli anni città europee come Londra o Parigi raggruppavano rispettivamente 2,4 milioni e 1,2 milioni di abitanti.
E non c’era Amazon a consegnare “il giorno dopo” anche solo una pagnotta.

Qui a lato una foto di Los Angeles del 1850, in pieno boom demografico, quando la città crebbe a quasi 25mila residenti.

Questa è la vista del quartiere Plaza (chiamato anche Sonora Town) visto da sotto Fort Hill (noto anche come Fort Moore Hill), guardando verso nord lungo Buena Vista Street (ora North Broadway).
Si vede una fila di bambini in piedi sulla strada sterrata e Bellevue Avenue (in seguito Sunset Boulevard e ora Cesar E. Chavez Avenue) che si interseca da sinistra a destra alle loro spalle.
In alto a sinistra si troverebbe l’attuale Dodger Stadium.

San Francisco nel 1850 era … una metropoli per l’ovest americano.
Contava infatti circa 35mila abitanti (compresa l’area circostante).
Era il porto cui si arrivava per raggiungere la costa ovest (circumnavigando il sud america!).
Ed il porto da cui si accedeva ai mercati asiatici (quando le navi riuscivano ad attraversare indenni il Pacifico).

San Francisco all’inizio degli anni 1850 era …. una grande duna di sabbia, che ricopriva la parte centrale di Market Street, da Kearny a Dupont. I passeggeri salivano lungo Geary fino a Dupont (ora Grant Ave.), poi fino al limite della duna di sabbia su Market Street, dove un carro del latte poteva passare a malapena, conducendo a St. Anne’s Valley.
Grandi dune di sabbia che si estendevano da est a ovest, tra le quali si trovava St. Anne’s Valley.

Solo nel 1856 si iniziarono a costruire le prime case con la vasca da bagno! La maggior parte dei residenti si lavava nei negozi dei barbieri.

Il famoso What Cheer House, in Sacramento Street, sotto Montgomery, era l’unico albergo con vasche da bagno pubbliche (e si trovavano nel seminterrato, non nelle camere).
Grandi carri cisterna rifornivano d’acqua le case. Ogni casa aveva una botte in cucina da riempire.

Nel 1853 le vie principali erano illuminate da lampioni (olio di balena e cherosene).
Le strade erano in gran parte pavimentate con assi di legno; alcune strade lastricate in ciottoli si rivelarono molto utili in inverno, quando il fango in alcuni punti arrivava fino alle ginocchia.
I marciapiedi erano generalmente in assi di legno; alcuni erano in mattoni e pietra.
Le linee tranviarie erano allora sconosciute. Non esistevano funivie né tram a cavalli.
Ogni giorno partiva una diligenza per San José e le stazioni di sosta.

L’Embarcadero si trovava dove oggi sorge Redwood City. Nel 1856, in quel punto, sulla palude, c’era una sola casa.

Queste erano le “metropoli” di allora.
Pensate a come dovevano essere i villaggi e le stazioni di sosta in un’area grande quasi quanto l’intera Europa !!
Per altro, tra il 1845 e il 1880, la migrazione verso il West americano rappresentò una delle epopee più drammatiche della storia moderna.
Centinaia di migliaia di pionieri sfidarono l’ignoto spinti dalla promessa di terre gratuite (rif. al Homestead Act del 1862), dalla febbre dell’oro (1849) o dalla ricerca di libertà religiosa. Questo viaggio, lungo oltre 3.000 chilometri, si traduceva in mesi di fatiche estreme, dove la linea tra la vita e la morte era sottilissima. E dove la percentuale di chi riusciva ad arrivare (ed erano solo arrivati, con tutto da costruire) era inferiore al 50% !!

Le principali vie di migrazione

Prima del completamento della ferrovia transcontinentale (solo nel 1869), le opzioni per raggiungere l’Ovest erano limitate e tutte spaventosamente lunghe:

  • L’Oregon Trail e il California Trail:
    Erano le rotte terrestri principali, lunghe circa 3.200 km.
    Partivano dal Missouri (Independence o St. Joseph) e attraversavano le Grandi Pianure e le Montagne Rocciose.
    Il California Trail deviava verso sud-ovest dopo il Wyoming, affrontando il letale deserto del Nevada e la Sierra Nevada.
  • Il Santa Fe Trail:
    Rotta commerciale e migratoria più meridionale, attraversava il Kansas e il Colorado fino al New Mexico, caratterizzata da climi aridi e forti tensioni con le tribù native.
  • La Via del Mare (Capo Horn):
    Una rotta di sei mesi che circumnavigava l’America del Sud. Evitava i pericoli di terra ma esponeva a naufragi, tempeste polari e allo scorbuto.
  • La Via di Panama:
    Più breve ma costosissima. Si navigava fino all’istmo di Panama, lo si attraversava a piedi o in canoa nella giungla, e ci si imbarcava di nuovo per San Francisco. Il rischio fisso era contrarre la malaria o la febbre gialla.
Le difficoltà quotidiane

La logistica del viaggio di terra era un incubo metodico. I pionieri viaggiavano su carri coperti (prairie schooners) trainati da buoi o muli.

  • Estenuante lentezza:
    I carri coprivano raramente più di 15-20 chilometri al giorno. Gli occupanti camminavano a piedi nudi o con scarpe logore per non sovraccaricare gli animali.
  • Logoramento degli animali:
    La perdita di buoi o cavalli per sfinimento o mancanza di pascolo significava dover abbandonare i propri beni lungo la pista, che era letteralmente disseminata di mobili, pianoforti e cimeli di famiglia.
  • Scarsità di risorse:
    L’acqua potabile scarseggiava nelle zone desertiche, costringendo a bere da pozze alcaline o contaminate. Per cucinare, in mancanza di legna nelle pianure, si usava il buffalo chip (escrementi essiccati di bisonte).
I pericoli mortali

Si stima che circa il 25% dei pionieri sia morto lungo le piste.
Contrariamente al mito cinematografico, la causa principale non furono gli scontri con i nativi americani.

  • Le malattie:
    Il killer numero uno fu il colera, insieme a dissenteria, vaiolo e tifo.
    Le fonti d’acqua lungo le piste venivano rapidamente contaminate dalle carovane precedenti. Il colera poteva uccidere un uomo sano in pochissime ore; le tombe improvvisate lungo i sentieri si contavano a migliaia.
  • Gli incidenti:
    I carri pesanti erano privi di freni efficienti. Cadere sotto le ruote in movimento o subire lo schiacciamento durante il ribaltamento di un carro era frequente.
    Anche l’uso inesperto delle armi da fuoco provocava costanti colpi accidentali.
  • Il clima e la geografia:
    Nelle pianure i pionieri affrontavano violenti temporali, fulmini e grandine distruttiva. Nei deserti del Gran Bacino il caldo era soffocante, mentre i passi montani della Sierra Nevada e delle Montagne Rocciose presentavano il rischio di nevicate precoci.
    Il disastro della Spedizione Donner (1846), i cui membri bloccati dalla neve ricorsero al cannibalismo, rimase il monito più atroce.
  • I conflitti:
    Gli scontri con i nativi americani (Lakota, Cheyenne, Apache) aumentarono negli anni ’60 e ’70, quando l’afflusso di coloni distrusse le riserve di caccia dei fieri popoli delle pianure.
    Tuttavia, i patti commerciali e il pagamento di pedaggi erano molto più frequenti delle battaglie.
L’Impatto della Ferrovia (post 1869)

Dal 1869, l’inaugurazione della ferrovia transcontinentale cambiò tutto. Un viaggio che prima richiedeva sei mesi di sofferenze si ridusse a meno di una settimana.
Sebbene i pericoli della frontiera rimasero reali per chi si stabiliva nei territori isolati fino al 1880, l’epoca d’oro delle carovane terminò, trasformando l’Ovest da terra remota a estensione accessibile della nazione.

Nel 1870 la costa ovest, ed in particolare la California, visse un periodo di boom demografico ed espansione urbana.
Il boom fu merito principalmente dell’apertura della First Transcontinental Railroad nel 1869, che collegò stabilmente L.A. e il West al resto degli Stati Uniti. La popolazione di L.A. raggiunse in breve tempo i 150.000 abitanti. 

Torniamo al problema chiave del nostro tema: l’approvvigionamento

L’approvvigionamento nella frontiera americana tra il 1845 e il 1880 era una scommessa logistica basata su tempi d’attesa biblici e una disponibilità di merci totalmente imprevedibile.
Proprio l’isolamento estremo creò le condizioni perfette per il successo commerciale della combinazione Winchester Modello 1873 e Colt Single Action Army (la famosa “Six Shooter”), camerate nello stesso calibro: il .44-40 Winchester.

La Logistica dell’Isolamento: Tempi e Difficoltà

Prima dell’arrivo capillare della ferrovia, i negozi degli avamposti (trading posts) e delle città di frontiera dipendevano da catene di rifornimento fragili e lunghissime:

  • I tempi d’attesa: per ordinare beni specifici dalla costa orientale o dalle fabbriche del New England (dove risiedevano la Colt e la Winchester), i tempi oscillavano dai 3 ai 6 mesi !!
    Le merci viaggiavano via nave attorno al Sud America, oppure via terra su lenti carri merci trainati da dozzine di buoi (i freighter wagons), che si muovevano a passo d’uomo.
  • La scarsità cronica: I negozianti ordinavano solo beni di prima necessità (farina, sale, caffè, piombo, polvere da sparo).
    Se una spedizione veniva assalita, si perdeva in un fiume o rimaneva bloccata dalla neve sui passi montani, un intero insediamento poteva rimanere senza rifornimenti per un inverno intero.
  • Il costo dell’isolamento: più una merce viaggiava verso ovest, più il suo prezzo lievitava a causa dei costi di trasporto e del rischio di trasporto.
    Le munizioni non facevano eccezione: erano pesanti, costose da spedire e considerate merce preziosa.

La Rivoluzione del Calibro Unico: .44-40 Winchester

In questo contesto, dove non esisteva alcuna certezza di trovare ciò che serviva nel magazzino locale, l’introduzione del calibro .44-40 nel 1873 fu una genialità di marketing e ingegneria che svoltò la vita degli uomini di frontiera.

  • Un solo inventario personale: un cowboy, un pioniere o un uomo di legge doveva gestire lo spazio limitato delle proprie tasche e delle giberne sulla sella.
    Dover comprare, trasportare e catalogare due tipi diversi di proiettili (uno per il fucile e uno per la pistola) raddoppiava il rischio di rimanere senza il calibro giusto nel momento del bisogno.
  • La standardizzazione logistica: dal momento che sia il Winchester ’73 (il “fucile che conquistò il West”) sia la Colt Single Action Army (dal 1877 camerata in .44-40 con il nome di Colt Frontier Six-Shooter) usavano la stessa identica cartuccia, i negozianti di frontiera iniziarono a ordinare solo quel calibro in enormi quantità.
  • Disponibilità universale: per un uomo del West, questo significava che in qualsiasi sperduto emporio del Nevada o del Montana, le probabilità di trovare scatole di .44-40 erano altissime, poiché era la cartuccia più richiesta sul mercato. Se finivi i colpi della pistola, potevi attingere direttamente dalla bandoliera del fucile.

Il Fattore Sopravvivenza

Senza un sistema di consegne rapide, l’autonomia significava sopravvivenza.
[ripeto: immaginatevi di non avere nulla di quanto serve, e doverlo aspettare 6 mesi !! Cibo compreso !!]
Un fucile Winchester offriva la potenza e la portata necessarie per cacciare grossa selvaggina o difendere la proprietà da lunghe distanze; la Colt alla cintura garantiva la difesa personale immediata a corto raggio.
Avere entrambe le armi alimentate dalla stessa scatola di munizioni alleggeriva il peso del trasporto, dimezzava i costi di acquisto e azzerava l’incubo logistico di infilare per errore il proiettile sbagliato nel tamburo durante uno scontro a fuoco.

Come i pionieri ricaricavano a mano i bossoli per non dipendere dai negozi.

Per non dipendere dai rari empori di frontiera (a volte a una settimana di cavallo dal campo) e risparmiare denaro, i pionieri trasformarono la ricarica manuale dei bossoli in una vera e propria arte di sopravvivenza.
La cartuccia .44-40 Winchester era perfetta per questo: fu una delle prime cartucce a percussione centrale con bossolo in ottone abbastanza robusto da essere riutilizzato decine di volte.
I pionieri non usavano (ovviamente) le robuste presse da banco oggi disponibili, ma piccoli attrezzi tascabili che potevano trovare posto nella borsa da sella.

Famoso il “Winchester Reloading Tool“

Il successo della ricarica domestica fu accelerato dalla stessa Winchester, che vendeva insieme al fucile un attrezzo leggendario: il Winchester Reloading Tool (spesso abbinato a uno stampo per palle, il Bullet Mold).
Questo strumento somigliava a un grosso paio di pinze in ghisa e racchiudeva in sé tutto il necessario per rigenerare una cartuccia.
Ne sono stati prodotti due tipi in periodi quasi coincidenti.

Questa la prima versione brevettata nel 1874 in un’unica pinza.

 
 
Come funziona la ricarica:

I pionieri eseguivano l’intero processo seguendo questi step:
Innanzitutto si preparavano i proiettili. Non si compravano quasi mai le palle di piombo pronte. I pionieri compravano il piombo in barre o recuperavano vecchi proiettili usati; lo fondevano in un pentolino sul fuoco e lo versavano nel Bullet Mold (lo stampo metallico; che era una pinza a parte).
In pochi secondi il piombo si solidificava, si apriva lo stampo e la palla da .44 millesimi di pollice era pronta. Spesso veniva immersa nel grasso animale per lubrificarla e ridurre le incrostazioni nella canna dell’arma.

1) Questo è il perno di disinnesco. Si infila il bossolo vuoto su questo perno, si chiudono le maniglie delicatamente e l’innesco dovrebbe uscire. Fondamentale pulire il bossolo e il foro dell’innesco. A volte il bossolo si grippava nel foro e c’era da best… … da lavorare per tirarlo fuori.

Poiché la polvere nera dell’epoca era altamente corrosiva, i bossoli venivano lavati in acqua (a volte con aceto o liscivia) per rimuovere i residui salini che avrebbero rovinato l’ottone.

2) Poi si infila il bossolo (pulito) su questo perno. Si posiziona un nuovo innesco (acquistato in scatole da centinaia, facilissime da trasportare perché leggerissime) nell’apposito foro, e si preme con attenzione.

A questo punto si versava la polvere da sparo nel bossolo.
Il nome “.44-40” derivava da questo: calibro .44 con 40 grani di polvere nera.
Si usava un piccolo misurino d’ottone tarato per versare la giusta quantità.

3) Camera di inserimento proiettile. Si spinge la cartuccia fino in fondo in questa camera, si inserisce il proiettile a una profondità costante e lo si crimpa  (lo si serra e blocca) in posizione. La pinza stringeva i bordi del bossolo di ottone attorno al piombo bloccandolo saldamente per evitare che si sfilasse nel caricatore a tubo del Winchester o nel tamburo della Colt.

4) Questa parte del corpo pinza nasconde l’estrattore. Una volta che la cartuccia è stata premuta completamente nella camera di inserimento, potrebbe bloccarsi. Occorre aprire completamente la maniglia per attivare l’estrattore, che è un’unghia proprio come quella oggi in uso su fucili e pistole.

5) La maniglia superiore di questo strumento era il punto debole perchè a volte può piegarsi o rompersi se si applica troppa pressione.

Si tratta di un piccolo strumento davvero ingegnoso. E soprattutto in questa prima serie il perno di rimozione è integrato e non può essere perso.

Le versioni successive invece (foto seguenti), avevano un perno per la rimozione del tappo che poteva essere sostituito (a volte si piegava); però poteva andare perso. Erano più rifinite e integravano un dimensionamento della palla e un crimp separato.

 

Vantaggi

  • Questo sistema garantiva una totale indipendenza: una libbra di polvere nera, un blocchetto di piombo e una scatolina di inneschi occupavano pochissimo spazio, ma permettevano di produrre centinaia di munizioni ovunque ci si trovasse.
    Risparmio economico: l’ottone allora come oggi era la parte più costosa della cartuccia. Riutilizzarlo abbatteva il costo della munizione di oltre il 70%.
  • Sopravvivenza: in caso di assedio o isolamento invernale, finché c’era piombo da fondere e polvere asciutta, un uomo di frontiera restava armato e in grado di cacciare.