Dopo Samuel Colt

Quando Samuel Colt muore, il 10 gennaio 1862, ha soltanto quarantasette anni.

La sua vita è stata breve, ma in meno di mezzo secolo ha lasciato dietro di sé qualcosa che pochi avrebbero potuto immaginare quando, ancora ragazzo, costruiva modelli in legno e sperimentava con la polvere nera.
Ha creato una delle più grandi fabbriche d’armi del mondo, costruito un marchio conosciuto negli Stati Uniti e in Europa e contribuito allo sviluppo di un sistema industriale basato su macchine utensili, precisione delle lavorazioni e progressiva intercambiabilità dei componenti. 

Ma la domanda, a questo punto, è inevitabile: che cosa succede alla Colt senza Samuel Colt?
Dopo Samuel Colt l’azienda deve dimostrare di poter sopravvivere al proprio fondatore.

Un’azienda troppo grande per morire con il suo fondatore

Alla morte di Samuel, la Colt non è più la piccola impresa fragile dei tempi di Paterson.
La fabbrica di Hartford lavora a pieno ritmo per la Guerra Civile e dispone di impianti, macchine, maestranze, brevetti e una reputazione internazionale.
Samuel aveva costruito qualcosa che ormai poteva sopravvivere anche senza di lui.

Questa è forse una delle prove più importanti della sua capacità industriale: non aveva creato soltanto un prodotto di successo.
Aveva creato un’organizzazione.

Elizabeth Colt

La figura decisiva diventa ora Elizabeth Hart Jarvis Colt.

Alla morte del marito ottiene il controllo dell’azienda. Ha trentacinque anni e, oltre alla perdita di Samuel, ha già dovuto affrontare numerosi lutti familiari.
Nonostante queste tragedie, Elizabeth ha continuato a occuparsi dell’eredità industriale e sociale della famiglia.

Non sarà lei a dirigere quotidianamente le lavorazioni della fabbrica.
Ma sarà lei a garantire la continuità dell’impresa e, soprattutto, a pretendere che chi la gestisce continui a seguire la filosofia tecnologica e industriale impostata da Samuel.
Elizabeth mantenne la proprietà per i successivi 39 anni.

Elisha K. Root prende il comando

Alla presidenza della società viene chiamato Elisha K. Root.

È probabilmente la scelta più naturale possibile.
Root conosce Colt da molti anni ed è stato uno dei principali artefici del successo industriale dell’azienda: progettista, meccanico, specialista di macchine utensili e organizzatore della produzione.

Con Samuel morto ed Elizabeth alla proprietà, Root garantisce la continuità tecnica.
Per circa due anni Elizabeth e Root riescono a mantenere l’azienda in piena attività nonostante la Guerra Civile.
Root resterà presidente fino alla propria morte, nel 1865.

Il 4 febbraio 1864

Poi arriva un’altra catastrofe.
La mattina del 4 febbraio 1864, mentre la Guerra Civile è ancora in corso e Colt è uno dei principali produttori di armamenti dell’Unione, scoppia un incendio nell’East Armory.

Il fumo viene notato intorno alle 8:15.
Le fiamme si diffondono rapidamente attraverso i piani superiori e il tetto.
Poco dopo le nove la grande cupola blu, con il cavallo rampante che domina la fabbrica, crolla fra le fiamme.

Elizabeth assiste alla distruzione dello stabilimento che Samuel aveva costruito come simbolo del proprio successo.

L’incendio del 1864 in breve

  • 4 febbraio 1864;
  • fumo osservato intorno alle 8:15;
  • più di metà dell’Armory distrutta;
  • danni stimati in circa 2 milioni di dollari;
  • un morto;
  • causa mai accertata;
  • sospetti di sabotaggio confederato mai dimostrati;
  • Elizabeth decide immediatamente di ricostruire;
  • nuova East Armory completata nel 1867.

Una distruzione enorme

Più della metà dell’Armory viene distrutta.
I danni vengono stimati all’epoca in circa due milioni di dollari, una cifra enorme. Un uomo perde la vita.

La fonderia e la fucine (Forge & Foundry) però sopravvivono all’incendio, permettendo all’azienda di conservare almeno una parte importante della propria capacità produttiva.

La causa dell’incendio non verrà mai determinata con certezza.
Nel pieno della Guerra Civile circolano immediatamente sospetti di sabotaggio confederato, ma non esiste una prova conclusiva e le fonti moderne continuano a indicare la causa come sconosciuta.

Samuel non voleva assicurare la fabbrica

C’è anche un particolare curioso.
Samuel Colt non aveva voluto assicurare l’Armory.
Elizabeth, invece, aveva avuto la prudenza di stipulare una polizza.

L’assicurazione copriva soltanto una parte dei danni, ma contribuì comunque alla possibilità di ricostruire.
Proprio questa differenza fra Samuel ed Elizabeth, è uno di quei piccoli episodi che raccontano molto bene la diversità dei due caratteri.

Elizabeth decide di ricostruire

A questo punto Elizabeth avrebbe potuto vendere ciò che restava e chiudere definitivamente l’esperienza Colt.

Fa esattamente il contrario.
Decide di ricostruire.
La produzione continua negli edifici non danneggiati, mentre vengono avviati i lavori per una nuova East Armory.
La ricostruzione mantiene sostanzialmente l’impostazione voluta da Samuel, ma introduce anche miglioramenti e accorgimenti contro gli incendi.

Nel 1867 la nuova struttura è completata.
E sopra Hartford ricompare anche la cupola blu.

Torna anche il cavallo rampante

Elizabeth non ricostruisce soltanto la fabbrica.
Fa ricostruire anche il simbolo.

La nuova cupola viene nuovamente sormontata dal cavallo rampante, riportando nel panorama di Hartford quella che era stata una delle più riuscite invenzioni pubblicitarie di Samuel Colt.
La cupola e il Rampant Colt continuarono a essere contemporaneamente simbolo aziendale, strumento di marketing e richiamo alla figura del fondatore.

La fabbrica è nuova.
Ma deve apparire ancora inequivocabilmente Colt.

La Colt diventa più grande di Samuel

Ed è questo il passaggio forse più importante.
La società continua a produrre armi, sviluppare nuovi modelli e affrontare nuovi cambiamenti tecnologici.
Samuel Colt non c’è più, ma il metodo industriale che aveva imposto rimane.

Le tecniche sviluppate nell’ambiente industriale Colt hanno avuto influenza anche in altri settori della produzione meccanica, contribuendo a quella concentrazione di industrie di precisione del Connecticut e del New England che verrà poi ricordata come “Precision Valley”.

L’eredità di Colt non è quindi soltanto il revolver.
È anche un modo di produrre.

Elizabeth rimane proprietaria per quasi quarant’anni

Elizabeth manterrà il controllo dell’azienda fino all’inizio del Novecento.
Non è un semplice episodio di transizione dopo la morte del marito.
È una presenza lunghissima.

Rimase proprietaria per 39 anni, assicurandosi che i dirigenti successivi mantenessero l’attenzione per innovazione tecnica e continuità industriale.

Nel 1901 l’Armory verrà ceduta a un gruppo di investitori.
Elizabeth morirà nel 1905.
A quel punto il legame diretto fra la famiglia Colt e la società industriale si interrompe.
Ma ormai il marchio è diventato qualcosa di molto più grande della famiglia che gli ha dato il nome.

E intanto il revolver sta cambiando

Negli stessi anni in cui l’azienda sopravvive al fondatore e viene ricostruita dopo l’incendio, anche il mondo delle armi sta cambiando rapidamente.

Il sistema a percussione con polvere, palla e capsula separata sta per essere sostituito dalla cartuccia metallica.
Nuovi brevetti, nuove soluzioni meccaniche e nuovi concorrenti costringeranno Colt a modificare profondamente i propri revolver.

È forse l’ultima grande eredità di Samuel.
Aveva costruito un’azienda abbastanza solida da poter sopravvivere non soltanto alla sua morte, ma anche alla progressiva scomparsa della tecnologia sulla quale aveva costruito il proprio successo.

La Colt sopravvive

Samuel Colt aveva trascorso la vita tentando di trasformare un’idea in industria.
Dopo la sua morte avviene qualcosa di ancora più significativo:
l’industria riesce a vivere senza il suo inventore.

La fabbrica brucia e viene ricostruita.
Il fondatore scompare, ma il marchio rimane.
I vecchi revolver a percussione stanno per diventare obsoleti, ma la Colt continuerà a progettare armi nuove.

La prossima trasformazione sarà forse la più importante dai tempi della Paterson:
l’arrivo dei nuovi revolver a cartuccia metallica.

Qui sopra uno dei brevetti del 1836, riproposto con le modifiche apportate fino al 1839

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Qui uno dei primi Colt Paterson degli anni 1836-1838 (ancora senza ponticello, asta di pulizia e leva per il caricamento)

testo

 

l box sull’incendio

Il grande box che avevi nella vecchia pagina lo conserverei, ma non più come lunga nota staccata dopo aver già raccontato l’incendio nel testo. Adesso rischierebbe di duplicare tutto.

Lo trasformerei invece in un box più corto:

H3 — L’incendio del 1864 in breve

  • 4 febbraio 1864;
  • fumo osservato intorno alle 8:15;
  • più di metà dell’Armory distrutta;
  • danni stimati in circa 2 milioni di dollari;
  • un morto;
  • causa mai accertata;
  • sospetti di sabotaggio confederato mai dimostrati;
  • Elizabeth decide immediatamente di ricostruire;
  • nuova East Armory completata nel 1867.

Una cosa invece non riporterei come fatto accertato: la tua vecchia affermazione secondo cui nell’incendio andarono perduti praticamente tutti gli archivi Colt precedenti al 1864. Colt oggi dispone di un ampio archivio storico e offre lettere di autenticità basate sui registri disponibili, ma le fonti autorevoli che ho trovato non confermano in questi termini la distruzione totale degli archivi pre-1864. Colt’s Manufacturing Company LLC Se vuoi mantenere questo interessantissimo argomento collezionistico, lo ricercherei specificamente più avanti prima di formularlo.

Per le immagini, qui ne bastano davvero poche: Elizabeth Colt, fotografia dell’Armory dopo l’incendio e, eventualmente, la fabbrica ricostruita con la nuova cupola. Sarebbe una pagina molto più efficace così che con immagini di revolver.

E la pagina successiva, come nella tua vecchia struttura, può essere “I nuovi revolver”: lì finalmente affrontiamo la grande transizione dalla percussione alla cartuccia metallica.