i nuovi revolver Colt

Nel 1862, alla morte di Samuel Colt, il revolver a percussione ha ormai raggiunto un livello di sviluppo molto elevato.
Le armi Colt sono robuste, affidabili, prodotte industrialmente in grandi quantità.
Eppure la tecnologia sulla quale Samuel Colt aveva costruito la propria fortuna sta per essere superata.
La nuova rivoluzione non riguarda tanto il revolver. Riguarda la cartuccia metallica.
I nuovi revolver Colt dovranno adattarsi rapidamente a questa rivoluzione.

Dalla polvere, palla e capsula a una sola munizione

Nei revolver a percussione ogni camera del tamburo deve contenere separatamente polvere, proiettile e innesco.

Anche le cosiddette combustible cartridges, che riuniscono polvere e proiettile in un involucro di carta combustibile, semplificano soltanto una parte dell’operazione: la capsula deve comunque essere applicata separatamente sul luminello.
munizone 38 special
La cartuccia metallica cambia completamente il principio.
Bossolo, carica, proiettile e sistema d’innesco diventano un’unica unità pronta all’uso.

Per il tiratore significa soprattutto una cosa: caricare e ricaricare l’arma diventa molto più semplice e rapido.

Le prime cartucce metalliche

Le prime munizioni autonome non nascono improvvisamente dopo la Guerra Civile. In Europa erano già in sviluppo da tempo sistemi diversi, compresa la cartuccia a spillo associata a Casimir Lefaucheux.
Alla Great Exhibition di Londra del 1851 vennero presentate anche armi Lefaucheux a cartuccia, mostrando concretamente quale direzione avrebbe potuto prendere il futuro delle armi corte.
Il problema americano era però anche un altro: i brevetti.

un revolver «poivrière» a cartuccia metallica a calibratoio del 1850, dell’armiere parigino Casimir Lefaucheux.
Lefaucheux aveva fatto brevettare il principio quattro anni prima.

Particolare della munizione da cui fuoriesce uno “spillo” che con relativa capsula d’accensione, incorporato nel fondo della munizione.
In questo caso il cane si abbatte verticalmente sullo spillo che sporge dall'incavo che si nota sul tamburo.

Rollin White e un cilindro forato da parte a parte

Il 3 aprile 1855 Rollin White ottiene negli Stati Uniti il brevetto n. 12.648 per una serie di miglioramenti alle armi a ripetizione. L’elemento destinato ad avere conseguenze enormi è il cilindro con le camere che attraversano completamente il tamburo, permettendo di introdurre la cartuccia dalla parte posteriore.
L’idea può sembrare ovvia oggi.
In realtà è proprio ciò che serve per utilizzare facilmente una cartuccia metallica in un revolver.
Nei vecchi Colt a percussione, invece, il fondo delle camere è chiuso e ospita i luminelli.

Il brevetto con il numero U.S. Patent 12648 depositato il 3 aprile 1855 da Rollin White

Non era ancora il revolver moderno

È importante però non attribuire al brevetto White più di quanto effettivamente contenesse.
White non brevetta semplicemente “la cartuccia metallica” né il revolver moderno nella forma definitiva. Il brevetto descrive un sistema più complesso, comprendente anche un dispositivo per alimentare le camere posteriormente.
Ma la rivendicazione del cilindro con camere aperte posteriormente diventerà quella commercialmente decisiva.

Smith & Wesson vede subito l’opportunità

Horace Smith e Daniel B. Wesson, due armaioli che si affacciano sul mercato,  comprendono quanto il principio possa essere importante.
Nascono così i primi piccoli revolver Smith & Wesson destinati a cartucce metalliche rimfire (a percussione anulare).

Il Smith & Wesson Model 1, calibro .22 rimfire, è uno dei primi grandi successi americani del nuovo sistema; allo Smithsonian sono conservati diversi esemplari delle prime varianti.
Il vantaggio è immediatamente comprensibile: si apre l’accesso alla parte posteriore del tamburo, si inseriscono munizioni già complete e l’arma è pronta.

Non servono fiaschette della polvere, palle separate e capsule sui luminelli.

Colt, per qualche anno, rimane fuori

Ed ecco il paradosso.
L’azienda che aveva reso famoso il revolver non può semplicemente costruire un tamburo forato posteriormente ignorando il brevetto White. Per alcuni anni Colt continua quindi a produrre con enorme successo i suoi revolver tradizionali a percussione.

Non è una scelta necessariamente assurda; i successori di Colt hanno i loro buoni motivi.
Esistono centinaia di migliaia di revolver a capsula in circolazione; eserciti e civili possiedono munizioni, accessori e familiarità con quel sistema.
Inoltre, nelle regioni di frontiera, polvere, palle e capsule possono essere molto più facilmente reperibili di una specifica cartuccia metallica industriale.
All’Ovest, dove gli approvvigonamenti impiegano ancora settimane per arrivare (e quando arrivano …) sono ancora molto titubanti ad adottare armi le cui nuove munizioni non sono ancora facilmente reperibili.
In effetti, se non trovi un deposito, un negozio, un qualche posto dove acquistare queste nuove munizioni già assemblate, il revolver è inutilizzabile. E negli immensi spazi e distanze del sud-ovest, la distribuzione non era di certo facile. Potevano passare mesi prima di avere un riassortimento.
Invece era sempre facile reperire polvere, capsule d’innesco, e piombo (anche da ricalibrare se è il caso).

C’è da aggiungere che secondo alcune fonti (da verificare) sembra che in Colt vi fossero dei progetti “nel cassetto”, nati anni prima da idee dello stesso Samuel Colt. E che sono strategicamente “in attesa” …
Ma è ormai evidente che il futuro è altrove.

Smith & Wesson corre avanti

Durante gli anni Sessanta Smith & Wesson può sviluppare progressivamente revolver più grandi e munizioni più potenti. La cartuccia metallica elimina molti dei limiti pratici delle vecchie armi ad avancarica del tamburo.
E il passo successivo diventa anche rendere più rapido estrarre i bossoli sparati.

Da qui nasceranno sistemi di apertura ed estrazione sempre più sofisticati, fino ai grandi revolver Smith & Wesson a telaio basculante.

La Smith & Wesson propone da quell’anno un nuovo modello che ha la duplice caratteristica di utilizzare cartucce metalliche di grosso calibro a percussione centrale, la 44 Smith & Wesson American (chiamata così nel 1872 per distinguerla dalla Russian), e di possedere un estrattore che permette di espellere con un solo movimento tutti i bossoli e di ricaricarlo rapidamente.

La concorrenza non riguarda più soltanto la meccanica del revolver.
Riguarda l’intero sistema arma + munizione + ricarica.

Colt cerca una strada alternativa: la conversione Thuer

Colt non resta completamente immobile.
Prima ancora della scadenza della protezione White viene sviluppata una soluzione ingegnosa che evita di caricare normalmente le cartucce dalla parte posteriore del tamburo.

È la Thuer Conversion, brevettata da F. Alexander Thuer.

Il sistema consente di trasformare alcuni revolver Colt a percussione per usare cartucce autonome senza adottare semplicemente il classico cilindro caricato posteriormente.

Il Metropolitan Museum conserva, per esempio, un Model 1851 Navy originariamente costruito nel 1853 e convertito al sistema Thuer intorno al 1868–1871.

Dal punto di vista tecnico è una soluzione interessante.
Dal punto di vista pratico, però, è soprattutto una soluzione di transizione.

La leva di incastonatura e ricarica veniva soppressa o modificata per espellere i bossoli (soluzione poi ripresa sul modello 1873).
Così si lascia libera la chiavetta che permette lo smontaggio della canna.

La parte posteriore del tamburo è tagliata davanti alle bocche d’innesco. In pratica si ricava un tamburo forato da parte a parte.
La parte posteriore con i luminelli è sostituita da una piastra circolare forata al centro per lasciare passare l’asse del tamburo.
Questa piastra è fissata alla carcassa (non ruota).
Ha uno sportello sulla destra, destinato all’introduzione delle cartucce e alla espulsione dei bossoli vuoti.
Nella parte superiore, ha un percussore flottante che viene percosso dal cane, il cui nasetto è limato a piatto, per colpire nettamente il percussore.

Nel 1872, la fabbrica di Hartford produce un nuovo modello basato sul New Army 1860.
Contrariamente alle conversioni, qui il tamburo non nasce come modifica ad avancarica, ma è rifatto completamente.

Quest’arma è un vero intermediario tra i vecchi revolvers a percussione ed il futuro «Peacemaker».

Ha ancora la vecchia carcassa aperta, ma il tamburo è già specifico per cartucce metalliche.
Il cane è predisposto per munizioni a percussione anulare, è eliminata la leva di carica, e c’è invece la leva di espulsione scorrevole in un lungo manicotto fissato sulla destra della canna (come poi nel model 1873).

Gli archivi di Colt non permettono di stabilire il numero esatto di esemplari fabbri­cati di tale modello; in ogni caso si tratta di numeri piuttosto esigui.

Finalmente il brevetto White non blocca più Colt

Quando la protezione fondamentale del brevetto White termina, Colt può affrontare direttamente il problema.
Ma in fabbrica esistono grandi quantità di revolver e componenti progettati per il vecchio sistema a percussione. Buttare tutto e ricominciare da zero avrebbe un costo enorme.
La soluzione più razionale è: convertire ciò che già esiste.

Le conversioni Richards

Charles B. Richards sviluppa un sistema che permette di trasformare i revolver Colt a percussione in armi per cartucce metalliche.
Il tamburo viene modificato o sostituito e dietro di esso viene aggiunta una piastra di conversione con il sistema necessario per colpire l’innesco della cartuccia. La vecchia leva destinata a spingere palla e polvere nelle camere non serve più. Al suo posto viene montato un sistema per espellere i bossoli sparati.

Smithsonian conserva diversi Model 1860 Army Richards Conversion, oltre al modello di brevetto realizzato da Charles B. Richards.

Un revolver Colt 1860 Army accanto alla versione con la conversione Richards (Richards “Cartridge Conversion” Revolver)

Il revolver vecchio e quello nuovo nello stesso oggetto

Le conversioni sono particolarmente interessanti perché permettono di vedere contemporaneamente due generazioni tecnologiche. La struttura di base rimane quella del Colt a percussione:

  • telaio aperto;
  • canna separabile;
  • cane esterno;
  • tamburo rotante;
  • singola azione.

Ma alimentazione e caricamento appartengono già al mondo nuovo. Il revolver non viene più caricato dalla bocca delle camere. Le munizioni entrano posteriormente.
Diversi musei conservano anche conversioni del Model 1851 Navy e del Model 1861 Navy, segno che la trasformazione non ha riguardato un solo modello.

Richards-Mason: la conversione diventa più matura

William Mason perfeziona ulteriormente queste soluzioni.
Nascono così quelle che oggi vengono normalmente indicate come Richards-Mason Conversions.
Un Model 1860 Army convertito con questo sistema può utilizzare cartucce metalliche centerfire mantenendo buona parte dell’architettura del precedente revolver a percussione; sono  noti diversi esemplari .44 centerfire provenienti dal War Department.
È un ottimo esempio di evoluzione industriale: non si passa immediatamente dal vecchio al nuovo.
Per un certo periodo i due mondi convivono.

Perché convertire invece di costruire tutto nuovo?

La risposta è soprattutto economica. La Colt possiede:

  • macchine;
  • telai;
  • canne;
  • componenti;
  • attrezzature;
  • operai addestrati;
  • una enorme esperienza produttiva.

Gran parte di tutto questo è stato progettato intorno ai revolver a percussione. Una conversione permette di sfruttare quell’investimento invece di scartarlo.
È lo stesso principio che abbiamo già incontrato molte volte nella storia Colt: una buona soluzione industriale non è necessariamente quella tecnicamente più elegante; è quella che riesce a mettere insieme tecnologia, costo e produzione.

Ma servono anche revolver progettati direttamente per la cartuccia

Le conversioni non possono essere la soluzione definitiva. Un revolver pensato fin dall’inizio per la cartuccia metallica può eliminare compromessi e parti ereditate dal vecchio sistema.
Colt comincia quindi a sperimentare modelli specifici.
Fra i piccoli revolver compaiono modelli come l’Open Top Pocket, camerato per cartucce rimfire.
Sono armi molto lontane dai giganteschi Walker e Dragoon. Ma indicano chiaramente la nuova direzione.

Il Model 1871–72 Open Top

Il passo veramente importante arriva con un grande revolver concepito per munizioni metalliche: il Colt Open Top.
La struttura mantiene ancora la caratteristica carcassa aperta dei vecchi Colt. Ma ormai non è più un revolver a percussione adattato. È un’arma nata per la cartuccia.
La transizione è quasi completa.

Rimane però un problema fondamentale. L’esercito americano vuole qualcosa di ancora più robusto.

Il telaio aperto ha fatto il suo tempo

Per quasi quarant’anni l’architettura Colt ha funzionato con una carcassa aperta superiormente (open top).
La canna è collegata alla parte posteriore attraverso l’asse del tamburo e il telaio inferiore. Era stata una soluzione efficace, semplice e caratteristica.
Ma con cartucce più potenti e con le nuove esigenze militari diventa sempre più evidente il vantaggio di una struttura diversa: un telaio chiuso, pieno, molto più rigido.
È proprio questo che porterà alla progettazione del revolver destinato a sostituire definitivamente la vecchia generazione Colt.

Nel frattempo nascono anche armi molto curiose

Gli anni della transizione producono anche una serie di piccoli revolver che oggi sembrano quasi esperimenti.
Fra questi la Colt realizza modelli compatti a cartuccia destinati alla difesa personale.

Come la Colt Old Line Pocket calibro 22 (in alto), che avrà però scarso successo.

O come la House Pistol (in basso), con il caratteristico tamburo a quattro camere che ricorda una foglia di quadrifoglio, e che diventerà noto come Cloverleaf.

Sono armi piccole e particolari, a percussione anulare, molto diverse dai grandi modelli militari, ma dimostrano quanto il mercato del revolver stia ormai diventando vasto e diversificato.
Non c’è più un unico “revolver Colt”.
Esistono armi militari, civili, da tasca, conversioni e modelli progettati espressamente per le nuove cartucce.

Una rivoluzione molto più grande di una nuova pistola

La cartuccia metallica ha modificato tutto. Non soltanto il modo di caricare. Ha cambiato:

  • la progettazione del tamburo;
  • la struttura posteriore del telaio;
  • il sistema di percussione;
  • l’espulsione dei bossoli;
  • la velocità di ricarica;
  • il modo di trasportare le munizioni;
  • la logistica militare;
  • perfino il modo di concepire nuovi revolver.

I vecchi Colt a percussione erano stati perfezionati per decenni. In pochi anni diventano tecnologicamente superati.

Colt deve reinventare ancora una volta il proprio revolver

È forse la prova più interessante della solidità dell’azienda dopo Samuel Colt. Il fondatore non c’è più. La tecnologia che aveva inventato e perfezionato viene progressivamente abbandonata.
Un concorrente – Smith & Wesson – ha ottenuto un vantaggio iniziale importantissimo nel nuovo mercato.
Eppure Colt riesce a recuperare. Prima con sistemi di conversione. Poi con revolver progettati per la nuova munizione.
Infine con una nuova arma completamente ripensata.

Nel 1873 arriverà il revolver che diventerà probabilmente il Colt più famoso di tutti.
Il suo nome ufficiale sarà Single Action Army. Per molti, semplicemente: Colt SAA.