La Colt Paterson

Nel 1836 Samuel Colt ha appena ventidue anni, ma dispone ormai di brevetti, prototipi funzionanti e soprattutto di un’idea precisa: trasformare il revolver da curiosità meccanica in un prodotto costruito in serie.

A Paterson, nel New Jersey, nasce la «Patent Arms Manufacturing Company», la prima impresa industriale legata al nome Colt. Qui comincia la produzione delle armi che oggi conosciamo genericamente come Colt Paterson.

La clausola determinante …

Alla direzione della Compagnia è nominato Dudley Seldon, cugino di Samuel Colt.
Il contratto con gli azionisti prevede che Sam cede il suo brevetto alla Compagnia, deve dare il suo aiuto per la messa in funzione dell’officina, e dedicare la maggior parte delle sue attività allo sviluppo commerciale.
In cambio riceverà una percentuale oscillante tra uno e due dollari per ogni arma fabbricata, un salario di 1.000 dollari l’anno e la metà degli utili della Compagnia, nonché la metà dei diritti ottenuti dalla vendita dei brevetti.
Gli sono anticipate sei annualità (6.000 $).
Dal canto suo la Compagnia si assume il compito di impiantare l’officina in sei mesi e di non utilizzare alcun brevetto senza il suo consenso.

Importantissima la clausola che Colt è riuscito ad inserire nell’accordo: in caso di cessazione delle attività, Samuel ritornerà in possesso dei propri diritti e dei brevetti.
E’ questa la chiave di volta del suo riscatto dopo le difficoltà con i soci, di cui parleremo in seguito.

Non si tratta di un solo modello. La fabbrica realizza pistole di dimensioni e calibri diversi, ma anche carabine, fucili e perfino fucili a canna liscia con tamburo rotante.
La Colt Paterson è il primo vero tentativo di Colt di applicare su scala industriale il sistema che ha sviluppato negli anni precedenti.
La «Patent Arm Manufacturing Company of Paterson» comincia a fabbricare revolvers a 5 colpi durante l’estate del 1836.

Qui sopra uno dei brevetti del 1836, riproposto con le modifiche apportate fino al 1839

Un revolver molto diverso da quelli che verranno dopo

uno dei primi revolver Colt Paterson degli anni 1836-1838 (ancora senza asta di pulizia e senza leva per il caricamento)
Qui uno dei primi Colt Paterson degli anni 1836-1838
(ancora senza ponticello, asta di pulizia e leva per il caricamento)

Guardando una Paterson del 1836 è facile riconoscere il principio del revolver moderno: una sola canna e, dietro di essa, un cilindro rotante contenente più camere.

Ma molti particolari sono ancora molto diversi dalle Colt che diventeranno famose negli anni successivi.

Il cane è esterno, mentre il grilletto nei primi modelli è ripiegato all’interno del telaio e compare soltanto quando si arma il cane. Non c’è quindi il classico ponticello del grilletto che oggi ci aspetteremmo di vedere.

Anche il caricamento è tutt’altro che comodo.
Le prime Paterson non dispongono ancora della leva di caricamento fissata sotto la canna che diventerà familiare nei successivi revolver Colt.

Per caricare l’arma occorre operare separatamente sulle camere del tamburo, introducendo polvere e proiettile e applicando poi le capsule a percussione sui luminelli.

La Paterson è quindi innovativa, ma richiede ancora una certa familiarità con il funzionamento delle armi a polvere nera.

Un esemplare di Colt Paterson degli anni 1836-1838, con il grilletto che rientrava del fusto
Un esemplare di Colt Paterson degli anni 1836-1838, con il grilletto che rientrava del fusto

Cinque colpi pronti allo sparo

Il vantaggio, però, è enorme.
Un revolver Paterson può avere cinque colpi già caricati, pronti a essere utilizzati uno dopo l’altro semplicemente armando ogni volta il cane.
Con quel movimento il tamburo ruota, una nuova camera viene portata davanti alla canna e il meccanismo la blocca nella posizione corretta.

Per un utilizzatore abituato alle pistole a colpo singolo dell’epoca, la differenza è radicale: invece di sparare e poi affrontare una lunga procedura di ricarica, dispone immediatamente di altri quattro colpi.
È proprio questa capacità che renderà la Paterson particolarmente interessante negli ambienti di frontiera.

Una famiglia di modelli

La produzione di Paterson comprende diverse versioni.
I modelli più piccoli sono destinati alla difesa personale e utilizzano calibri relativamente modesti. Esistono poi versioni più grandi da cintura o da fondina, fino al No. 5 Holster Model, il modello destinato a diventare il più celebre.
Quest’ultimo è un revolver a cinque colpi in calibro .36 ed è quello che verrà successivamente associato ai Texas Rangers.

La fabbrica costruisce anche armi lunghe a tamburo rotante: carabine, fucili e shotgun. Colt, quindi, non considera il proprio sistema limitato alla pistola, ma immagina fin dall’inizio una vera famiglia di armi basate sullo stesso principio meccanico.

La “Texas Paterson”

La versione che entrerà maggiormente nella leggenda è il No. 5 Holster Model, oggi spesso chiamato semplicemente Texas Paterson.

Un esemplare di Colt n. 5 Texas Paterson del 1837, calibro .36, canna da 7 ½” (matr. 205)
Un esemplare di Colt n. 5 Texas Paterson del 1837, calibro .36, canna da 7 ½” (matr. 205)

È un’arma grande per gli standard dell’epoca, normalmente a cinque colpi e in calibro .36. La sua fama è strettamente legata all’impiego sulla frontiera e, soprattutto, ai Texas Rangers.

Per uomini che operano a cavallo e possono trovarsi ad affrontare più avversari senza avere tempo per ricaricare una pistola a colpo singolo, la possibilità di disporre di cinque colpi consecutivi cambia radicalmente il modo di usare l’arma.

La Paterson mostra così, forse per la prima volta in modo evidente, quale sia il vero vantaggio pratico del revolver: non una maggiore potenza, ma la possibilità di ripetere rapidamente il fuoco.

Caricare una Paterson

Per capire davvero quest’arma bisogna ancora una volta dimenticare le moderne cartucce metalliche.

Ogni camera del tamburo deve ricevere separatamente la propria carica di polvere nera e il proprio proiettile. Sul retro viene poi applicata una capsula a percussione sopra ciascun luminello.

Le Paterson venivano spesso vendute con una serie di accessori dedicati: contenitori per polvere e proiettili, stampi per le palle, strumenti di manutenzione, luminelli di ricambio, capsule e, talvolta, un tamburo di ricambio già predisposto.

Un esemplare completo conservato dall’Autry Museum comprende, per esempio, capper, fiaschetta combinata per polvere e proiettili, stampo, attrezzo multiuso, bacchetta di pulizia e un secondo cilindro.

Questi accessori non erano semplici aggiunte decorative: facevano parte del sistema necessario per usare concretamente l’arma.

una scatola di capsule per l'accnesione
una scatola di capsule per l'accensione

Una soluzione ingegnosa: le cariche preparate

kit cartucce ricarica rapida revolver avancarica, con pinza
Delle munizioni per un caricamento "relativamente" rapido: erano dei cilindri di carta con la polvere già dosata, e incollati alla palla in piombo.
A corredo la pinza ricalibatrice che aiutava la “sigillatura” carta-palla, e che si poteva usare per ricavare palle dal piombo recuperato.
Questa relativa autosufficienza ha permesso a questa tipologia di revolver di restare in auge per moltissimi anni.

Colt cerca continuamente di rendere il caricamento più rapido e semplice.

All’epoca erano già utilizzate cariche preparate nelle quali una quantità predeterminata di polvere e il proiettile venivano riuniti in un involucro combustibile (in genere carta). Non erano ancora cartucce metalliche nel senso moderno, ma permettevano di rendere più ordinata e relativamente più veloce la procedura.

Rimaneva comunque necessario applicare separatamente le capsule sui luminelli.

La distanza tecnologica rispetto alla moderna munizione completa rimane quindi enorme: il tiratore deve ancora gestire separatamente carica, proiettile e sistema d’innesco.

Un’arma innovativa, ma non ancora facile da usare

La Paterson presenta diversi limiti.

Il caricamento è relativamente lento; il meccanismo è delicato rispetto alle robuste pistole a colpo singolo dell’epoca; i primi esemplari non dispongono di una leva di caricamento integrata e la manutenzione richiede attenzione.

Inoltre il mercato non è ancora pronto a comprendere immediatamente il valore di un revolver.

L’arma costa più di una normale pistola e presenta una complessità meccanica che può suscitare diffidenza.

Colt deve quindi affrontare un problema che accompagnerà molte innovazioni tecnologiche: non basta costruire qualcosa di migliore; bisogna convincere le persone che ne vale la pena.

Un revolver Colt Paterson in versione “Belt Model”
Un revolver Colt Paterson in versione “Belt Model”

La Patent Arms Manufacturing Company

La fabbrica di Paterson rappresenta il primo grande tentativo di Colt di diventare industriale.
L’impresa però soffre fin dall’inizio di problemi finanziari, difficoltà produttive e vendite insufficienti.
Colt è un eccellente promotore e un inventore tenace, ma la sua organizzazione industriale non ha ancora raggiunto la maturità che mostrerà negli anni successivi.

I primi approcci all’esercito

Non dubitando della validità della sua invenzione, e ben conscio che il più vasto mercato è ovviamente l’Esercito, Samuel Colt va a Washington. Regala al presidente Andrew Jackson un suo revolver finemente intarsiato; e offre pranzi in onore degli ufficiali del posto o in visita alla capitale federale.
Il cugino Dudley, molto più prudente, ritiene eccessive le spese (folli) per questi “contatti commerciali”. Ed in effetti l’Esercito ancora non si interessa al suo revolver.

Nel 1837 i servizi d’Artiglieria effettuano alcune prove con i revolver Colt, ma emettono un parere sfavorevole. Nel rapporto si legge che il meccanismo è troppo complesso, il prezzo troppo elevato, e che i moschetti e le pistole a pietra focaia (allora in dotazione dell’Esercito), sono ancora «molto efficaci».

Sam deve accettare le direttive del cugino Dudley e della Compagnia, e decide di abbandonare i militari degli uffici di Washington rivolgendosi a “quelli che fanno la guerra sul campo”.
Entra in contatto con il colonnello William S. Hardley, impegnato nella difficile campagna contro i Seminola in Florida. Quest’ufficiale è ben conscio dell’importanza di avere un’arma a ripetizione.
Infatti, la tattica dei Seminola consisteva nell’attaccare i soldati subito dopo che avevano sparato il colpo con il loro moschetto, mentre sono intenti al lungo e delicato ricaricamento dei loro fucili.
Hardley scrive a Colt che pensa di riuscire a comprare un centinaio dei suoi fucili e revolvers a ripetizione.
Colt parte immediatamente con un carico d’armi, e dopo un viaggio più che disagevole nelle paludi che a quel tempo infestavano la Florida, arriva a Camp Jupiter. Grazie al colonnello Harnley, vende una cinquantina delle sue armi al generale Thomas Jessup, a 125 dollari l’una; le altre le vende a vari ufficiali.
E con una cambiale di 6.250 dollari ricevuta dal Governo ritorna nel New Jersey.

Anche un bel po’ di sfortuna …

Il viaggio di ritorno è però un disastro (oggi si direbbe … una sfiga nera !).
L’imbarcazione si capovolge poco dopo la partenza. Colt ed i suoi compagni di viaggio restano nelle paludi del fiume Indian per 4 ore prima di riuscire a raggiungere la terra ferma. Ed a riva Colt si accorge che ha perso la cambiale nel fiume.
Ovviamente la Compagnia (e il cugino Dudley) volevano chiudere subito tutto.
Ma Sam si oppose con forza, e si dice che siano qui iniziate le prime divergenze.
Per fortuna Colt riesce ad ottenere dal governo l’emissione di una nuova cambiale.
Ma i rapporti con i soci ormai sono incrinati.

E’ anche vero che gli affari della Compagnia non sono affatto brillanti. L’Esercito resta fedele alle sue pistole a pietra focaia ad un solo colpo !
E Colt ottiene solo pochi ordini di carabine a tamburo tra il 1839 e il 1840.
Colt deve trovare altri sbocchi per i suoi prodotti.

Il Texas

La giovane Repubblica del Texas, allora indipendente, sembra al momento il solo mercato “potenziale”.
Anche perchè i suoi marinai ed i suoi Rangers sono impegnati su due fronti: se la devono vedere con i Messicani e con gli Indiani.
Ed essendo appunto “quelli che fanno la guerra sul campo”, comprendono presto la grande superiorità di queste armi che possono restare cariche ed al sicuro nella fondina da sella, sempre pronte a sparare cinque colpi in pochi secondi.
Ed è lì che punta Colt; ed è proprio grazie a questo successo che in seguito assegnerà ad alcuni modelli il nome di «Texas Arms».

Colt presenta le sue armi ai Rangers. E le testimonianze dei combattenti sono eloquenti.
A seguito di una inchiesta effettuata alcuni anni più tardi da Colt presso gli acquirenti, il commodoro Moore della Marina del Texas scrive:
«Io, come comandante della Marina del Texas, in quel tempo, ebbi un’eccellente occasione di controllare l’efficacia e la robustezza di tali armi. I volontari del Texas erano equipaggiati con pistole e carabine Colt, che spesso erano esposte alle intemperie sui battelli. Affermo senza esitazione che esse non subirono alcun danno al pari del moschetto di ordinanza o della pistola della Marina.
I revolvers Colt, usati dai Rangers del Texas prima dell’annessione agli Stati Uniti, erano forniti tutti dalla Marina, dopo che questa li aveva usati per più di quattro anni. Ed aggiungo di averne visti alcuni utilizzati ininterrottamente per nove anni e che sono ancora in buone condizioni».

All’inizio del 1854, in un rapporto al Comitato degli Affari militari del Senato degli Stati Uniti, il capitano Tobin, dei Rangers del Texas, fornisce al riguardo una testimonianza impressionante (forse anche troppo):
«Il maggiore Ben Mc Culloch, con sedici uomini, ritornava nel Texas dopo la presa di Monterrey al tempo della guerra del Messico, nel 1847. Durante uno scontro con gli Indiani Comanches, perse uno dei suoi revolvers Colt dopo aver scaricato tre camere. Tre mesi più tardi, io e lui, spostandoci con alcuni uomini in questi paraggi, abbiamo ritrovato la pistola là dove era rimasta, esposta ai temporali della stagione. Mettendo nuove capsule sulle bocche delle due camere caricate, sparammo proprio come se esse fossero state caricate il giorno prima».

Ma non arrivano ordini

Però i rapporti favorevoli dei militari non si trasformano in ordini da parte dell’Esercito.
E i rapporti già tesi con la Compagnia sfociano in rottura aperta, con la cessazone delle attività.
La Patent Arms Manufacturing Company finisce per chiudere quasi del tutto la produzione nei primi anni Quaranta. Le fonti museali collocano la produzione Paterson sostanzialmente fra il 1836 e il 1842, con alcuni esemplari e varianti completati o commercializzati anche immediatamente dopo.

Per Samuel Colt è un fallimento pesante.
Ma non sarà la fine della Paterson.

Diversi modelli di revolvers Colt fabbricati nella fabbrica di Paterson.
Dall’alto in basso, i primi tre sono stati fabbricati dal 1836 al 1841,
gli altri due dal 1839 al 1841

Il successo arriva lontano dalla fabbrica

Mentre l’impresa entra in difficoltà, alcune Paterson finiscono nelle mani di uomini che operano realmente sulla frontiera.
Ed è proprio lì che l’arma trova l’ambiente capace di mostrarne le qualità.
Il No. 5 in calibro .36 diventa particolarmente noto per il suo utilizzo da parte dei Texas Rangers, tanto da guadagnarsi successivamente il soprannome di “Texas Paterson”.
Per chi combatte a cavallo, cinque colpi disponibili prima di dover ricaricare rappresentano un vantaggio molto più evidente di quanto potesse sembrare a un potenziale acquirente che osservava l’arma sul banco di un negozio.

È una situazione paradossale: la società che produce la Paterson fallisce proprio mentre l’arma comincia a dimostrare sul campo quanto sia valida l’idea di Colt.

Alcuni approfondimenti

Ho allestito una pagina per riassumere alcuni degli eventi in Texas, i rapporti con i Rangers e l’inizio del rapporto con Sam Walker per arrivare alla Colt Paterson.
Vi invito a leggere la pagina: → La Paterson entra nella leggenda

Ho anche iniziato a preparare una pagina (in aggiornamento) che riassume la storia dei Texas Rangers.
Potete accedervi qui: → i Texas Rangers

Un fallimento che prepara il successo

La prima impresa di Samuel Colt termina quindi male.
Ha investito anni di lavoro, denaro e capacità di persuasione in un prodotto che non riesce ancora a conquistare un mercato sufficiente a mantenere in vita la fabbrica.
Ma quell’esperienza gli ha insegnato moltissimo. Ha imparato quanto sia difficile trasformare un brevetto in produzione industriale; ha sperimentato l’importanza delle macchine utensili e della standardizzazione; ha scoperto che un prodotto tecnicamente valido può fallire se il mercato non ne comprende ancora il vantaggio.
E soprattutto, alcune delle armi prodotte a Paterson continueranno a essere utilizzate.
Saranno proprio le esperienze maturate con quelle pistole sulla frontiera texana a riportare Samuel Colt, pochi anni più tardi, nel mondo dei revolver.

La figura decisiva sarà Samuel Hamilton Walker.