La Colt Paterson

Nel 1836 Samuel Colt ha appena ventidue anni, ma dispone ormai di brevetti, prototipi funzionanti e soprattutto di un’idea precisa: trasformare il revolver da curiosità meccanica in un prodotto costruito in serie.

A Paterson, nel New Jersey, nasce la «Patent Arms Manufacturing Company», la prima impresa industriale legata al nome Colt. Qui comincia la produzione delle armi che oggi conosciamo genericamente come Colt Paterson.

Non si tratta di un solo modello. La fabbrica realizza pistole di dimensioni e calibri diversi, ma anche carabine, fucili e perfino fucili a canna liscia con tamburo rotante.

La Colt Paterson è il primo vero tentativo di Colt di applicare su scala industriale il sistema che ha sviluppato negli anni precedenti.

Qui sopra uno dei brevetti del 1836, riproposto con le modifiche apportate fino al 1839

Un revolver molto diverso da quelli che verranno dopo

uno dei primi revolver Colt Paterson degli anni 1836-1838 (ancora senza asta di pulizia e senza leva per il caricamento)
Qui uno dei primi Colt Paterson degli anni 1836-1838 (ancora senza ponticello, asta di pulizia e leva per il caricamento)

Guardando una Paterson del 1836 è facile riconoscere il principio del revolver moderno: una sola canna e, dietro di essa, un cilindro rotante contenente più camere.

Ma molti particolari sono ancora molto diversi dalle Colt che diventeranno famose negli anni successivi.

Il cane è esterno, mentre il grilletto nei primi modelli è ripiegato all’interno del telaio e compare soltanto quando si arma il cane. Non c’è quindi il classico ponticello del grilletto che oggi ci aspetteremmo di vedere.

Anche il caricamento è tutt’altro che comodo. Le prime Paterson non dispongono ancora della leva di caricamento fissata sotto la canna che diventerà familiare nei successivi revolver Colt.

Per caricare l’arma occorre operare separatamente sulle camere del tamburo, introducendo polvere e proiettile e applicando poi le capsule a percussione sui luminelli.

La Paterson è quindi innovativa, ma richiede ancora una certa familiarità con il funzionamento delle armi a polvere nera.

Un esemplare di Colt Paterson degli anni 1836-1838, con il grilletto che rientrava del fusto
Un esemplare di Colt Paterson degli anni 1836-1838, con il grilletto che rientrava del fusto

Cinque colpi pronti allo sparo

Il vantaggio, però, è enorme.

Un revolver Paterson può avere cinque colpi già caricati, pronti a essere utilizzati uno dopo l’altro semplicemente armando ogni volta il cane.

Con quel movimento il tamburo ruota, una nuova camera viene portata davanti alla canna e il meccanismo la blocca nella posizione corretta.

Per un utilizzatore abituato a una pistola a colpo singolo, la differenza è radicale: invece di sparare e poi affrontare una lunga procedura di ricarica, dispone immediatamente di altri quattro colpi.

È proprio questa capacità che renderà la Paterson particolarmente interessante negli ambienti di frontiera.

Una famiglia di modelli

La produzione di Paterson comprende diverse versioni.

I modelli più piccoli sono destinati alla difesa personale e utilizzano calibri relativamente modesti. Esistono poi versioni più grandi da cintura o da fondina, fino al No. 5 Holster Model, il modello destinato a diventare il più celebre.

Quest’ultimo è un revolver a cinque colpi in calibro .36 ed è quello che verrà successivamente associato ai Texas Rangers.

La fabbrica costruisce anche armi lunghe a tamburo rotante: carabine, fucili e shotgun. Colt, quindi, non considera il proprio sistema limitato alla pistola, ma immagina fin dall’inizio una vera famiglia di armi basate sullo stesso principio meccanico.

La “Texas Paterson”

Un esemplare di Colt n. 5 Texas Paterson del 1837, calibro .36, canna da 7 ½” (matr. 205)
Un esemplare di Colt n. 5 Texas Paterson del 1837, calibro .36, canna da 7 ½” (matr. 205)

La versione che entrerà maggiormente nella leggenda è il No. 5 Holster Model, oggi spesso chiamato semplicemente Texas Paterson.

È un’arma grande per gli standard dell’epoca, normalmente a cinque colpi e in calibro .36. La sua fama è strettamente legata all’impiego sulla frontiera e, soprattutto, ai Texas Rangers.

Per uomini che operano a cavallo e possono trovarsi ad affrontare più avversari senza avere tempo per ricaricare una pistola a colpo singolo, la possibilità di disporre di cinque colpi consecutivi cambia radicalmente il modo di usare l’arma.

La Paterson mostra così, forse per la prima volta in modo evidente, quale sia il vero vantaggio pratico del revolver: non una maggiore potenza, ma la possibilità di ripetere rapidamente il fuoco.

Caricare una Paterson

Per capire davvero quest’arma bisogna ancora una volta dimenticare le moderne cartucce metalliche.

Ogni camera del tamburo deve ricevere separatamente la propria carica di polvere nera e il proprio proiettile. Sul retro viene poi applicata una capsula a percussione sopra ciascun luminello.

Le Paterson venivano spesso vendute con una serie di accessori dedicati: contenitori per polvere e proiettili, stampi per le palle, strumenti di manutenzione, capsule e, talvolta, un tamburo di ricambio già predisposto.

Un esemplare completo conservato dall’Autry Museum comprende, per esempio, capper, fiaschetta combinata per polvere e proiettili, stampo, attrezzo multiuso, bacchetta di pulizia e un secondo cilindro.

Questi accessori non erano semplici aggiunte decorative: facevano parte del sistema necessario per usare concretamente l’arma.

una scatola di capsule per l'accnesione
una scatola di capsule per l'accensione

Una soluzione ingegnosa: le cariche preparate

kit cartucce ricarica rapida revolver avancarica, con pinza
delle munizioni per un caricamento rapido: erano dei cilindri di carta con la polvere già dosata, e incollati alla palla in piombo. A corredo la pinza ricalibatrice che aiutava la “sigillatura” carta-palla, e che si poteva usare per ricavare palle dal piombo recuperato. Questa relativa autosufficienza ha permesso a questa tipologia di revolver di restare in auge per moltissimi anni.

Colt cerca continuamente di rendere il caricamento più rapido e semplice.

All’epoca erano già utilizzate cariche preparate nelle quali una quantità predeterminata di polvere e il proiettile venivano riuniti in un involucro combustibile (in genere carta). Non erano ancora cartucce metalliche nel senso moderno, ma permettevano di rendere più ordinata e relativamente più veloce la procedura.

Rimaneva comunque necessario applicare separatamente le capsule sui luminelli.

La distanza tecnologica rispetto alla moderna munizione completa rimane quindi enorme: il tiratore deve ancora gestire separatamente carica, proiettile e sistema d’innesco.

Un’arma innovativa, ma non ancora facile da usare

La Paterson presenta diversi limiti.

Il caricamento è relativamente lento; il meccanismo è delicato rispetto alle robuste pistole a colpo singolo dell’epoca; i primi esemplari non dispongono di una leva di caricamento integrata e la manutenzione richiede attenzione.

Inoltre il mercato non è ancora pronto a comprendere immediatamente il valore di un revolver.

L’arma costa più di una normale pistola e presenta una complessità meccanica che può suscitare diffidenza.

Colt deve quindi affrontare un problema che accompagnerà molte innovazioni tecnologiche: **non basta costruire qualcosa di migliore; bisogna convincere le persone che ne vale la pena**.

Un revolver Colt Paterson in versione “Belt Model”
Un revolver Colt Paterson in versione “Belt Model”

La Patent Arms Manufacturing Company

La fabbrica di Paterson rappresenta il primo grande tentativo di Colt di diventare industriale.

L’impresa però soffre fin dall’inizio di problemi finanziari, difficoltà produttive e vendite insufficienti.

Colt è un eccellente promotore e un inventore tenace, ma la sua organizzazione industriale non ha ancora raggiunto la maturità che mostrerà negli anni successivi.

La Patent Arms Manufacturing Company finisce per cessare la produzione nei primi anni Quaranta. Le fonti museali collocano la produzione Paterson sostanzialmente fra il **1836 e il 1842**, con alcuni esemplari e varianti completati o commercializzati anche immediatamente dopo.

Per Samuel Colt è un fallimento pesante.

Ma non sarà la fine della Paterson.

Diversi modelli di revolvers Colt fabbricati nella fabbrica di Paterson.
Dall’alto in basso, i primi tre sono stati fabbricati dal 1836 al 1841,
gli altri due dal 1839 al 1841

Il successo arriva lontano dalla fabbrica

Mentre l’impresa entra in difficoltà, alcune Paterson finiscono nelle mani di uomini che operano realmente sulla frontiera.

Ed è proprio lì che l’arma trova l’ambiente capace di mostrarne le qualità.

Il No. 5 in calibro .36 diventa particolarmente noto per il suo utilizzo da parte dei Texas Rangers, tanto da guadagnarsi successivamente il soprannome di “Texas Paterson”.

Per chi combatte a cavallo, cinque colpi disponibili prima di dover ricaricare rappresentano un vantaggio molto più evidente di quanto potesse sembrare a un potenziale acquirente che osservava l’arma sul banco di un negozio.

È una situazione paradossale: la società che produce la Paterson fallisce proprio mentre l’arma comincia a dimostrare sul campo quanto sia valida l’idea di Colt.

Un fallimento che prepara il successo

La prima impresa di Samuel Colt termina quindi male.

Ha investito anni di lavoro, denaro e capacità di persuasione in un prodotto che non riesce ancora a conquistare un mercato sufficiente a mantenere in vita la fabbrica.

Ma quell’esperienza gli ha insegnato moltissimo.

Ha imparato quanto sia difficile trasformare un brevetto in produzione industriale; ha sperimentato l’importanza delle macchine utensili e della standardizzazione; ha scoperto che un prodotto tecnicamente valido può fallire se il mercato non ne comprende ancora il vantaggio.

E soprattutto, alcune delle armi prodotte a Paterson continueranno a essere utilizzate.

Saranno proprio le esperienze maturate con quelle pistole sulla frontiera texana a riportare Samuel Colt, pochi anni più tardi, nel mondo dei revolver.

La figura decisiva sarà Samuel Hamilton Walker.