Industria

La Walker aveva riportato Samuel Colt nel mondo delle armi. Ora però il problema era molto più ambizioso: non bastava costruire un buon revolver. Bisognava riuscire a produrne molti, tutti sufficientemente uguali, con costi controllabili e con una qualità costante.

È qui che Colt comincia realmente a trasformarsi da inventore e commerciante, in industriale.
È in questo periodo che prende forma la vera industria Colt, fondata su macchine utensili, standardizzazione, nuovi modelli e produzione su larga scala.
La nuova fase non nasce da una singola arma. Nasce dall’incontro fra progettazione, macchine utensili, organizzazione del lavoro e uomini capaci di trasformare le idee in processi produttivi ripetibili.

Elisha K. Root torna nella storia di Colt

Fra questi uomini il più importante è Elisha K. Root.

Colt lo aveva conosciuto molti anni prima, quando entrambi erano ancora giovani. Ora Root è diventato un meccanico e progettista di grande esperienza.
Colt comprende perfettamente il valore di una persona capace non soltanto di inventare una macchina, ma di progettare come quella macchina debba essere costruita e utilizzata per produrre migliaia di pezzi uguali.

Root diventa così uno degli uomini fondamentali della nuova organizzazione Colt.
Il suo contributo riguarda macchine utensili, attrezzature, sequenze di lavorazione e controllo dimensionale. L’obiettivo è ridurre sempre più la necessità di adattare manualmente un pezzo all’altro.

Il principio è semplice da enunciare ma difficilissimo da realizzare con la tecnologia dell’epoca: lo stesso componente deve poter essere montato su più armi dello stesso modello senza dover essere ogni volta modificato dall’armaiolo.

Il concetto dell’intercambiabilità dei pezzi, è uno degli elementi centrali di quello che diventerà noto come American System of Manufacturing.

Il National Park Service indica proprio precision machining, parti intercambiabili e organizzazione della produzione fra gli elementi caratteristici del sistema Colt.

Grazie ad una studiata standardizzazione, tutti i pezzi saranno intercambiabili tra le armi di uno stesso modello.
E considerando le difficoltà di approvvigionamento e di distribuzione in un territorio vasto ed in parte ancora “selvaggio”, ciò porterà enormi vantaggi alla reputazione delle armi Colt.

Ricordiamo che:
in quegli anni portare un carico da Hartford (CT) , costa est, ad una delle nascenti città dell’ovest (prendiamo ad esempio San Francisco, all’epoca un insediamento di meno di 1.000 abitanti chiamato Yerba Buena), servivano dai 6 agli 8 mesi !
E il percorso via terra era talmente difficile, lungo e rischioso che si preferiva trasportare le merci via mare andando a circumnavigare il sud america !

Nota: ho preparato una pagina introduttiva alla situazione delle maggiori città della costa Ovest negli anni 1850 e gli anni subito dopo. E una pagina dedicata alle difficoltà di comunicazione e spostamento in quegli anni: “Comunicazioni e spostamenti sulla “frontiera” (1830-1870)“

Pagare bene per avere i migliori

Anche nel rapporto con gli operai Colt ragiona in modo molto pratico. Non esita a offrire salari elevati pur di attirare tecnici e lavoratori particolarmente capaci. Per lui non è semplicemente un costo: è un investimento.
Una macchina sofisticata serve a poco se chi la utilizza non possiede sufficiente esperienza; allo stesso modo, un progetto molto preciso non può diventare un prodotto affidabile se le lavorazioni non vengono eseguite con altrettanta precisione.
Colt cerca quindi uomini capaci, tecnici specializzati e progettisti che possano contribuire a migliorare continuamente sia le armi sia il modo di costruirle.

Dalla fabbrica alla città industriale

La crescita dell’attività rende presto insufficienti gli spazi iniziali di Hartford.
A partire dal 1851 Colt comincia ad acquistare grandi appezzamenti nei South Meadows, lungo il Connecticut River. Il terreno costa relativamente poco perché è soggetto alle periodiche inondazioni del fiume.

Colt vede però ciò che altri non vedono.

Costruisce una diga alta 10 metri e lunga 3 km; impiega più di un centinaio di operai per circa due anni e controlla di persona lo stato dei lavori.

Per proteggere la diga dalla piena delle acque, applica una pianificata alberatura coprendo tutta la zona. E per poter utilizzare al meglio le piante si rivolge ad esperti europei, costruendo un villaggio per ospitarli finchè fabbricano ed intrecciano oggetti in legno e in foglie di salice provenienti dalla diga.

Qui nascerà Coltsville.
Non soltanto una fabbrica, ma un vero sistema organizzato attorno alla produzione: stabilimenti, officine, abitazioni per i lavoratori, spazi ricreativi e attività complementari.

Coltsville è proprio come una vera “industrial city” costruita intorno alla fabbrica.

E Colt cerca di utilizzare perfino ciò che normalmente sarebbe considerato un sottoprodotto.
I salici piantati lungo la diga per consolidarne il terreno diventano materia prima per una piccola industria di oggetti intrecciati; per alcuni lavoratori immigrati vengono costruite abitazioni dedicate.

Nel mondo di Colt, quasi tutto può diventare industria.

La Dragoon: dalla Walker a un revolver più pratico

Fra le prime grandi evoluzioni della Walker troviamo la famiglia dei Colt Dragoon.
O meglio, il revolver «Dragoon, Improved holster pistol» è la prima arma ad essere costruita in questa nuova fabbrica.
Assomiglia al modello «Army 1847» ed al «Modello Walker». Ne ha il calibro, il cane e la forma.
Tuttavia, è più leggera. Il tamburo è più corto, e presenta il supporto di fissaggio della canna. Accoglie però una carica inferiore, ma resta pur sempre estremamente potente.
Questo revolver permette di far fronte alla seconda ordinazione dell’Esercito, del 2 novembre 1847, di circa mille esemplari.

La Walker aveva dimostrato la validità del revolver militare di grosso calibro, ma era enorme, pesante e sottoposta a sollecitazioni molto elevate.
La Dragoon conserva il calibro .44 e l’impostazione generale della Walker, ma viene resa più compatta e gestibile.
Il cilindro è più corto, la carica viene ridotta e vengono progressivamente introdotte modifiche destinate a migliorare robustezza e affidabilità.

Primo modello

Il First Model Dragoon conserva ancora molti elementi della Walker.
È un grande revolver da cavalleria, pensato per essere trasportato in fondina sulla sella più che portato normalmente alla cintura.

un revolver «Dragoon, Improved holster pistol», la prima arma ad essere costruita nella nuova fabbrica di Hartford.

Negli anni successivi arrivano ulteriori modifiche.

il Second Model 

introduce variazioni nel sistema di arresto del tamburo e in altri particolari costruttivi.

il Third Model 

rappresenta la forma più matura della famiglia Dragoon.

La logica è importante: Colt non aspetta di progettare ogni volta un’arma completamente nuova. Prende un modello che funziona, osserva i problemi emersi nell’uso e introduce progressivamente correzioni.
È un metodo che oggi considereremmo assolutamente normale nello sviluppo industriale di un prodotto.

Il meccanismo ormai è definito

Osservando un disegno tecnico dei revolver Colt di questi anni ci si accorge di un fatto importante.
La struttura fondamentale è ormai stabilita.
Cane, tamburo, sistema di rotazione, arresto, telaio, canna e leva di caricamento lavorano secondo un principio che verrà mantenuto, pur con modifiche e perfezionamenti, per molti anni.
Cambieranno calibro, dimensioni, numero di camere, lunghezza della canna e dettagli costruttivi.
Ma la base meccanica del revolver Colt a percussione con il suo (ottimo) funzionamento, è ormai diventata un sistema maturo.

disegni della Colts repeating pistol Dragoon del 1849, con gli accessori

Non soltanto armi militari

La vera trasformazione industriale arriva però quando Colt comprende che non esiste un solo mercato.
Un gigantesco Dragoon può essere eccellente per un soldato a cavallo, ma è decisamente poco pratico per un normale cittadino.
Colt comincia quindi a costruire famiglie di revolver destinate a esigenze diverse.
È una strategia molto moderna: la stessa tecnologia di base viene declinata in prodotti differenti per clienti differenti.

Senza dimenticare modelli particolarmente rifiniti che vengono spesso donati a personagi famosi o a governanti e funzionari.

due di questi revolvers, magnificamente incisi, ornati del ritratto dei loro destinatari, ai due più famosi Rangers del Texas, Jack Hays e Ben McCulouch

Il Model 1849 Pocket

Uno dei risultati più importanti è il Model 1849 Pocket.
È molto più piccolo e leggero dei grandi revolver militari e può essere realmente portato addosso come arma personale.

Colt model 1855 Pocket revolver

Il successo è enorme.
Il Metropolitan Museum indica più di 300.000 Model 1849 Pocket prodotti, facendo di questo modello uno dei maggiori successi commerciali Colt dell’epoca.
Ed è proprio qui che si vede quanto sia cambiata l’azienda.
Colt non vende più soltanto un’arma innovativa a qualche reparto militare. Sta producendo un oggetto destinato a un mercato civile vastissimo.

Un revolver per ogni esigenza

La gamma continua ad allargarsi.
Esistono grandi revolver militari, modelli intermedi, pistole da cintura e piccoli revolver da tasca.
Anche gli accessori diventano parte del sistema commerciale: fondine, stampi, fiaschette, attrezzi e confezioni complete.

Per alcune armi destinate all’esercito vengono previsti anche calci amovibili, capaci di trasformare temporaneamente il revolver in una sorta di piccola arma lunga.

In quel periodo per il settore civile ad ogni calcio corrisponde un revolver.

Al contrario per l’Esercito, ad ogni 2 revolvers è unito un calcio; e ciò spiega il perché vi siano due numeri di serie su tali calci.

Il regolamento dell’Esercito del 1858 prescriveva infatti: «due pistole ed un calcio per ogni uomo, una pistola nella fondina della sella ed il calcio al lato sinistro dietro alla sella».

Le armi consegnate con questi calci sono generalmente fornite di un alzo modificato con 3 segmenti (si nota nell’immagine la tacca subito all’inizio della canna), con lo scopo di permettere una mira più precisa.

Queste soluzioni oggi possono sembrare curiose, ma mostrano bene quanto Colt cercasse continuamente di allargare le possibilità d’impiego dello stesso prodotto di base.

Il Model 1851 Navy

Nel 1850 Colt propone e inizia a produrre quello che diventerà probabilmente il revolver Colt a percussione più famoso: il Model 1851 Navy.

È un sei colpi calibro .36 con canna ottagonale.
Sarà adottata dal consiglio di ordinanza dell’Artiglieria il 6 novembre 1850.
Più corto, leggero e maneggevole dei grossi .44 militari, ma più grande e potente dei piccoli Pocket; e certamente più elegante e meno ingombrante dei Dragoon. E va ad occupare una posizione quasi ideale nella gamma.
Lo Smithsonian lo definisce il più popolare revolver a percussione Colt e indica una produzione di quasi un quarto di milione di esemplari fra il 1850 e il 1873.

Colt model 1851 «Old Model Navy»

Il nome “Navy”, peraltro, non significa necessariamente che fosse destinato esclusivamente alla Marina: nella terminologia Colt dell’epoca il termine finì per identificare soprattutto i revolver calibro .36, mentre i grandi .44 venivano associati alla categoria “Army”.
La Navy diventerà uno dei simboli dell’Ottocento americano e sarà utilizzata da militari, civili, uomini di legge e personaggi destinati a entrare nella storia e nella leggenda del West.

Colt model 1851 «Old Model Navy»

Anche il mercato internazionale

Il successo non rimane confinato agli Stati Uniti.
Colt comprende molto presto che il mercato europeo è fondamentale.
La Model 1851 Navy verrà prodotta anche a Londra e diventerà una delle armi americane più riconoscibili anche fuori dagli Stati Uniti; lo Smithsonian conserva esemplari del Model 1851 Navy London prodotti in Inghilterra.
Ancora una volta Colt non pensa soltanto come fabbricante. Pensa come imprenditore internazionale.

Le armi di presentazione

Colt utilizza inoltre i propri revolver come strumenti di promozione. Alcuni esemplari vengono riccamente incisi, dorati o personalizzati e offerti a uomini politici, ufficiali, sovrani e personalità influenti.

Il Metropolitan Museum conserva diversi revolver Colt di presentazione, compreso un Model 1849 Pocket donato da Colt al governatore del Connecticut Thomas H. Seymour.
Queste armi non sono soltanto oggetti di lusso. Sono pubblicità.
Un revolver finemente inciso, consegnato a una persona importante, può essere visto, mostrato e raccontato molto più di qualunque annuncio stampato.
È ancora una volta il Colt imprenditore e comunicatore che lavora insieme al Colt industriale.

una Colt mod.1851 «Old Model Navy» incisa e placcata oro, con guancette in avorio.
Cassetta completa con le dotazioni dell'epoca

Una fabbrica che produce molto più di revolver

La grande fabbrica di Hartford diventa progressivamente uno dei complessi industriali più importanti del settore.
L’East Armory, completata nel 1855, dispone di grandi superfici illuminate, sistemi di ventilazione e illuminazione a gas; secondo il National Park Service, già nel 1857 la produzione raggiungeva circa 150 armi finite al giorno.

Ma forse il dato più importante non è il numero. È il metodo.

Precisione delle lavorazioni, macchine specializzate, suddivisione delle operazioni e progressiva intercambiabilità permettono di costruire quantità che sarebbero state impensabili nella vecchia bottega dell’armaiolo.

Il revolver non è più un oggetto costruito quasi individualmente.
È diventato un prodotto industriale.

L’idea iniziale è diventata realtà

Quando Samuel Colt, ragazzo, costruiva modelli in legno e cercava di capire come far ruotare un cilindro, il problema era far funzionare un singolo meccanismo.
Vent’anni più tardi il problema è completamente diverso. Bisogna organizzare migliaia di pezzi, centinaia di lavoratori, macchine, fornitori, ordini militari, mercato civile e vendite internazionali.
È questo il vero salto compiuto da Colt. Non ha soltanto costruito un revolver migliore. Ha costruito un sistema capace di produrre revolver.

E con la crescita dell’industria arriva inevitabilmente qualcosa di ancora più grande: la fama.