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PROCEDURA · P3
Il ciclo completo, dal bossolo sparato al lotto etichettato
Testo completo per la costruzione della pagina web · immagini e collegamenti indicati come segnaposto
Le pagine precedenti hanno presentato componenti e attrezzature separatamente. Qui li rimettiamo in fila. Lo scopo non è trasformare la ricarica in dodici gesti da imparare a memoria, ma mostrare che ogni fase prepara la successiva e lascia un risultato controllabile.
Su una pressa monostazione le fasi sono molto visibili: si lavora un gruppo, si cambia utensile e si prosegue. Su una torretta o una progressiva diverse operazioni possono avvenire nella stessa corsa. La logica, però, non cambia. Se non sai indicare in quale stazione un difetto è stato introdotto, la maggiore velocità della macchina diventa un ostacolo alla diagnosi.
IMMAGINE 1 — INSERITA Provenienza: Grafica originale del nuovo manuale · file outputs/diagramma_12_fasi.svg Didascalia proposta: Il ciclo completo dal bossolo sparato al lotto etichettato. ALT proposto: Diagramma lineare delle dodici fasi della ricarica. Nota per il sito: verifica della licenza rinviata, come concordato. |
1. Definire il lotto
Si sceglie una configurazione documentata e si apre la scheda: arma e calibro, componenti, fonte, quote, quantità prevista e identificativo. Sul banco rimangono soltanto i materiali necessari. Questa fase sembra amministrativa, ma è il primo vero controllo tecnico: impedisce di costruire una cartuccia composta da decisioni prese in momenti diversi.
Risultato atteso: una sola ricetta chiaramente identificata e verificabile.
2. Selezionare i bossoli
I bossoli vengono separati per calibro e, quando utile, per marca o lotto. Ogni pezzo è osservato e gli elementi crepati, corrosi, deformati o semplicemente dubbi vengono esclusi. Un pezzo sospetto non si rimette nel mucchio “per pensarci dopo”.
Risultato atteso: un gruppo omogeneo di bossoli identificati e visivamente idonei.
3. Pulire e asciugare
Si rimuovono sporco e residui con il metodo scelto. Dopo un procedimento a umido, interno e sede dell’innesco devono essere completamente asciutti. Si controlla che foro di vampa e cavità non trattengano graniglia o aghi.
Risultato atteso: superfici controllabili e nessun residuo che possa interferire con dies, innesco o polvere.
4. Ricalibrare e decapsulare
Il primo die riporta il bossolo alle dimensioni funzionali previste e, nella configurazione comune, espelle l’innesco sparato. Il die deve essere regolato secondo le istruzioni del fabbricante e provato inizialmente su un solo bossolo. Lo sforzo sulla leva deve essere coerente; un cambiamento improvviso richiede uno stop.
Dopo la corsa controlla che il vecchio innesco sia uscito, che il bossolo non presenti deformazioni e che la geometria sia compatibile con arma e calibro. Nei bossoli a collo di bottiglia questa fase comprende considerazioni più articolate su spalla, collo e lubrificazione.
Risultato atteso: bossolo ricalibrato, decapsulato quando previsto e nuovamente ispezionato.
5. Inserire il nuovo innesco
L’innesco corretto viene presentato diritto e inserito con pressione progressiva, usando il sistema della pressa o un innescatore separato. La sensibilità del gesto conta: una resistenza anomala può indicare disallineamento, sede sporca o componente non corretto. Alla fine l’innesco deve risultare seduto nella condizione prescritta, normalmente leggermente sotto il piano del fondello, mai sporgente.
Risultato atteso: innesco corretto, diritto e uniformemente alloggiato.
BOX SICUREZZA — Innesco alto |
Un innesco sporgente, capovolto, schiacciato o inserito con comportamento anomalo non si “aggiusta” continuando il ciclo. Il bossolo viene isolato e valutato con una procedura appropriata.
6. Svasare o espandere la bocca
Per molte cartucce da pistola, il secondo die apre appena la bocca in modo che la palla possa appoggiarsi centrata senza raschiare o accartocciare il bossolo. La svasatura deve essere sufficiente, non vistosa. Un’apertura eccessiva lavora inutilmente l’ottone e può ridurne la durata.
Risultato atteso: la base della palla entra e resta centrata quel tanto che basta per iniziare l’inserimento.
7. Dosare la polvere
Solo la polvere indicata nella fonte e già confrontata con l’etichetta entra nel dosatore. La regolazione si esegue gradualmente, verificando il peso con una bilancia controllata. Le prime erogazioni servono anche a stabilizzare il sistema; non si presume che una posizione della vite corrisponda automaticamente al valore desiderato.
Risultato atteso: una dose ripetibile e verificata secondo il piano di controllo.
8. Controllare tutti i bossoli caricati
Prima di collocare le palle, guarda dentro ogni bossolo sotto una luce uniforme. Le altezze apparenti devono essere coerenti. Questa ispezione aiuta a riconoscere un bossolo vuoto o una differenza evidente, ma non sostituisce la pesata e può essere difficile con bossoli profondi o dosi che occupano poco volume.
Su una progressiva il controllo deve essere integrato nel ritmo: visivo, mediante dispositivo appropriato o con entrambi, secondo la configurazione. Dopo un’interruzione si riparte ripetendo le verifiche, non fidandosi della posizione apparente della macchina.
Risultato atteso: ogni bossolo previsto contiene una sola dose controllata; nessun bossolo dubbio prosegue.
9. Inserire la palla
La palla viene appoggiata diritta e il seating die la porta alla profondità desiderata. All’inizio la funzione di crimpatura, se presente nello stesso die, conviene tenerla separata per comprendere quale regolazione modifica la profondità e quale la chiusura della bocca. Si misura più di un campione, perché forma della palla e punto di contatto dello stelo possono introdurre piccole variazioni.
Risultato atteso: palla allineata e lunghezza complessiva conforme alla configurazione verificata.
10. Applicare il crimp previsto
La bocca viene chiusa nella misura e con il tipo appropriati alla cartuccia: taper crimp e roll crimp non sono la stessa cosa e non si scelgono per gusto. Il crimp non deve compensare una tensione del colletto insufficiente, una svasatura eccessiva o una palla non adatta.
Se seating e crimp avvengono nello stesso die, la regolazione richiede particolare ordine. Con un die separato è più facile isolare le due funzioni, ma rimane necessario procedere per piccoli incrementi e controllare il risultato.
Risultato atteso: bocca correttamente rifinita senza deformare bossolo o palla.
11. Eseguire i controlli finali
La cartuccia viene osservata e misurata: innesco, lunghezza complessiva, bocca, regolarità del bossolo e assenza di deformazioni. Quando appropriato si usa un gauge o si esegue il controllo di camera con l’arma completamente scarica e secondo una procedura sicura. Il cosiddetto plunk test verifica una parte della compatibilità; non certifica da solo pressione, qualità della carica o correttezza dell’intero lotto.
Preleva campioni lungo tutta la produzione, non soltanto all’inizio. Se una quota deriva progressivamente, il momento in cui è cambiata aiuta a delimitare i pezzi da ricontrollare.
Risultato atteso: cartucce uniformi che superano i controlli dimensionali e funzionali previsti.
12. Etichettare e registrare
La scatola riceve subito l’identificativo del lotto e i dati necessari a ricostruirlo. Registra quantità prodotta, componenti, quote controllate, eventuali anomalie e data. Non lasciare cartucce anonime da riconoscere più tardi “a vista”.
Svuota il dosatore seguendo le istruzioni, restituisci la polvere al solo contenitore originale corretto, chiudi i componenti e pulisci il piano senza disperdere residui. La fine ordinata della sessione prepara già quella successiva.
Risultato atteso: lotto identificato, separato dagli altri e documentato.
Lavorazione a lotti o ciclo continuo?
Il principiante trae spesso vantaggio dalla lavorazione a lotti: cinquanta bossoli vengono ricalibrati, poi tutti controllati, poi innescati e così via. Il confronto fra pezzi rende evidenti le differenze. La progressiva consente invece di ottenere una cartuccia a ogni ciclo una volta riempite le stazioni, ma richiede attenzione simultanea a alimentazione, innesco, polvere e avanzamento.
Nessuno dei due metodi elimina i controlli. Cambia il punto nel quale vengono inseriti. La domanda corretta non è “quanto produce la pressa?”, ma “come posso accorgermi immediatamente che una stazione non sta lavorando come prima?”.
BOX STOP — Fermarsi immediatamente quando |
- lo sforzo sulla leva cambia senza spiegazione;
- un innesco non entra come gli altri;
- la dose non è stabile o l’identità della polvere è dubbia;
- si perde la sequenza dopo un’interruzione;
- una quota si sposta oltre il criterio stabilito;
- compare un bossolo o componente estraneo;
- non si sa con certezza quale fase abbia già attraversato un pezzo.
La sequenza non sostituisce la comprensione
Questa pagina è la mappa generale. Le pagine R1–R8 spiegano come regolare le singole stazioni e come leggere gli errori più comuni. È normale tornare qui durante le prime sessioni: ripetere l’ordine non è ridondante, serve a collegare ogni regolazione al risultato che deve lasciare.
LINK E NAVIGAZIONE |
Precedente: P2 — Preparare i bossoli. Successiva: R1 — Primo die. Richiami: F3 — Sequenza generale; F4 — Interazione delle variabili; K1–K5 — Controlli e diagnosi.
Dettagli, esempi e osservazioni recuperati dal corpus originario
Questa parte conserva i passaggi più specifici, gli esempi e le osservazioni pratiche che nella prima riorganizzazione rischiavano di risultare troppo compressi. Le indicazioni quantitative, commerciali o riferite a un modello preciso devono essere confrontate con il manuale aggiornato del produttore prima della pubblicazione e prima di qualunque uso operativo.
Dalla pagina originaria 12
Le fasi della ricarica delle munizioni metalliche: come procedere
E riprendo quanto descritto. Partendo da sinistra: una munizione completa, pronta per essere sparata ↳ camero nella pistole e sparo dopo lo sparo resta un bossolo vuoto con un innesco usato estraggo l’innesco e riporto il bossolo alle dimensioni corrette inserisco un nuovo innesco inserisco la polvere e preparo per inserire la palla inserisco la palla blocco (crimpo) la palla in posizione Ecco che ho ora a disposizione una nuova munizione, pronta per l’uso. Sempre con riferimento alla pagina “ sequenza delle operazioni “, dopo aver elencato le operazioni necessarie per assemblare la munizione, cerco qui di esporre in dettaglio i vari passaggi. Fin’ora abbiamo visto i componenti e le attrezzature che ci servono; e dopo abbiamo indicato le sequenze di “ cose da fare ” per procedere con la ricarica; e abbiamo anche detto perchè servono determinati passaggi. Adesso cerchiamo di vedere nel dettaglio come intervenire nei vari passaggi e come usare al meglio i nostri materiali. Cercherò di restare sul “generico” per quanto riguarda le tipologie di pressa, dato che ognuno potrà ricorrere a tipologie diverse. Ma chiaro che poi, quando avete compreso il passaggio, troverete facilmente in rete molti dettagli per ripetere l’operazione con la vostra specifica attrezzatura. Spero che la spiegazione sia chiara, in modo che possiate comprendere come procedere, indipendentemente da utensili e materiali, e soprattutto compreso il “come e perchè” di certe operazioni, dovreste anche essere in grado di capire come organizzare il vostro lavoro. Riprendiamo l’elenco delle operazioni abbinando gli strumenti che abbiamo visto nelle pagine precedenti. Ricordate la sequenza base: Rimuovere l’innesco spento ⇒ Ridimensionare il bossolo ⇒ Inserire un nuovo innesco ⇒ Inserire la polvere ⇒ Inserire la palla ⇒ Bloccare/Crimpare Ripeto: se avete ben chiaro cosa c’è da fare, il perchè, quali sono le finalità di tali operazioni, … ecco che siete in grado di comprendere come utilizzare dies, presse, innescatori, ecc. E soprattutto, sarete in grado di capire da soli quando ci sono dei problemi e che cosa è meglio fare per procedere ( o per non procedere! )
- a) Ispezionare il materiale. Intanto (e soprattutto) controllate i bossoli che intendete utilizzare; comprese le pulizie preliminari se decidete di pulire preventivamente i bossoli. Do per scontato che i bossoli siano “coerenti” con il calibro che volete ricaricare [ Non ridete, non è così scontato! Ho visto cose ….] Ovviamente dovete preoccuparvi di controllare anche il materiale di ricarica: gli inneschi, le palle, la polvere, ecc. Sia in termini di disponibilità (dovete avere tutte le quantità che vi servono) che anche come stato di conservazione. E questo fatelo PRIMA di iniziare a ricaricare ! Nel controllare i bossoli, scartate tutti quelli che mostrano segni di stress, di rotture alla bocca (o al colletto), di rigonfiamenti, crepe, fessurazioni, segni di rigonfiamento sul fondello, e comunque tutti quelli che presentano qualunque altro segno o che anche solo presentano qualche anomalia (anche se lievissima). Se non li avete decapsulati e lavati (vedi la parte di preparazione bossoli), già che ci siete date almeno una strofinata con uno straccio a tutti quelli particolarmente sporchi. Come detto nella pagine che trattava i dies, se non avete proceduto alla pulizia e/o decapsulazione con pulizia, ricordate che incontrerete qualche difficoltà nella ricalibrazione. Se non avete un die ricalibratore al carburo di tungsteno, occorre lubrificare i bossoli (vedi quanto detto precedentemente: leggerissima –appena percettibile – lubrificazione). E comunque se potete, anche se avete il die al carburo, applicate una leggerissima lubrificazione. Solo per ricariche di precisione o per arma lunga: dopo avere pulito i bossoli è necessario verificare l’esattezza delle dimensioni. Questa verifica, normalmente poco utile nella ricarica delle munizioni per arma corta (anche se a volte ci potrebbero essere delle eccezioni su alcuni calibri “importanti”), assume fondamentale importanza per la ricarica delle munizioni per arma lunga. La verifica dimensionale può essere effettuata con un calibro di precisione. La verifica è utile anche per individuare eventuali bossoli danneggiati sfuggiti ai controlli precedenti. Nella ricarica per arma lunga, è molto frequente questo controllo perchè per una corretta cameratura le dimensioni devono essere ripristinate tramite un apposito tornietto, solitamente manuale (se lavorate con centinaia di bossoli che richiedono queste attenzioni, vi converrà dotarvi di un tornietto elettrico). Dopo avere ripristinato l’esatta lunghezza del bossolo, è necessario effettuare le operazioni congiunte di alesatura e sbavatura con lo specifico utensile manuale ( chamfering / deburring tool ). Si tratta di un’operazione che, se non eseguita correttamente, potrebbe pregiudicare la correttezza di tutte le successive fasi di ricarica. Torniamo a noi, restiamo “nel semplice”: arma corta; escluderei solo i mega calibri tipo .460 e .500 ai quali presterei una attenzione più che particolare!
NOTA DA VERIFICARE — Il passaggio seguente contiene valori, esempi numerici o indicazioni dipendenti dall’attrezzatura. Verificare la fonte primaria e mantenere il manuale del produttore come riferimento. |
- b) Preparare, verificare e controllare l’attrezzatura. Indipendentemente da cosa avete deciso di utilizzare, verificate che sia tutto pronto e funzionante, che vi siano gli accessori come le tavolette portacolpi, degli stracci per pulizia, le scatole portacolpi, ecc. E che il banco di lavoro sia in ordine! E diciamo dell’attrezzatura. Come ho scritto, per eseguire ogni operazione potete “fare” in molti modi, anche senza utensili specifici. S e volete divertirvi, cercate in Internet e troverete decine di modi economici alternativi. Però, dato che una pressa semplice costa ormai anche meno di 100€, e dato che il mercato dell’usato è pieno di offerte economiche, … direi che è molto semplice e conveniente ricorrere all’aiuto di una pressa. Qui cerco di descrivere come procedere con una pressa (qualsiasi), e con l’aiuto dei dies. Teoricamente per procedere con la sequenza, diamo per scontato che abbiate già regolato i dies. Ma se non è così, ecco che provo a spiegare come regolare i dies. Se invece avete già tutto “pronto” e “regolato”, saltate pure le pagine di descrizione dei dies e procedete con le fasi descritte. Regolazione dei dies Intanto vediamo in dettaglio come si monta e si regola ciascun die. Queste note di regolazione, valgono per ogni tipo di pressa . N.B.: praticamente tutti i dies sono costruiti principalmente per il mercato USA; pertanto le misure degli anelli e delle chiavi per le varie regolazioni, sono in frazioni di pollice (misure imperiali). Se non avete un set di chiavi specifico, cercate di prestare attenzione ai vari serraggi perché è facile rovinare ghiere, dadi, anelli, ecc. utilizzando attrezzi con misure europee (decimali). Almeno le chiavi esagonali (brugola), soprattutto se di piccole dimensioni, è molto molto molto consigliato procurarsele con le misure imperiali (in pollici); in rete le trovate a pochi euro. Chiaramente, se usate una pressa “singola”, o comunque se dovete smontare spesso i dies per un eventuale cambio di calibro, per evitare di dover ogni volta ri-regolare tutto dotatevi di anelli di bloccaggio con vite di fermo/blocco, in modo da poter riposizionare i dies velocemente ad ogni sostituzione. E’ una ulteriore spesa, ma è “ per sempre “. Per regolare i dies alla altezza desdierata, appoggiate alla base della pressa l’anello di bloccaggio, e bloccate l’anello di fermo del die con la vitina ( ad esempio l’anello di fermo del die dell’immagine qui a lato ha una vitina esagonale che se serrata blocca l’anello alla data altezza nel die ). Se poi dovete svitate il die, quando andrete a riposizionarlo basterà che lo stringiate appena, anche solo a mano, e avrete la medesima posizione. Molto, molto comodo, quasi indispensabile se avete una pressa monostazione. Alcune presse Lee montano un anello ad incastro su cui è possibile fissare il die; questo sisema è chiamato Breech Lock Bushing . Questo anello si può inserire velocemente sulla testa della pressa, bloccandono con un quarto di giro. All’interno conserva la filettatura standard su cui si possono montare quasi tutti i dies. In questo modo si può togliere e reinserire velocemente il die (bloccato nel suo anello) con la sicurezza che sarà sempre alla stessa altezza. Altre marche stanno iniziando a proporre dei sistemi similari, che semplificano di molto le operazioni di cambio dies quando richiesto. Se utilizzate una pressa multistazione con piatto/testa portadies sostituibile, valutate di procurarvi una o più teste di scorta su cui lasciare i dies regolati. Qui a sinistra una testa di scorta della Lee Turret 4 fori. A destra invece la testa 5 stazioni di una Dillon 650. Questa soluzione relativamente economica (in genere le teste / piatti di cambio rapido dies hanno un costo contenuto, o si trovano di concorrenza) vi permette di regolare i dies e di fissarli in posizione; poi al cambio calibro sfilate in blocco la testa e la sostituite con una nuova su cui avrete i dies del nuovo calibro già pronti regolati.
Iniziamo Prima di tutto inserire lo shell holder nella propria sede sopra il pistoncino della pressa, ruotandolo nella posizione che preferite per agevolare l’introduzione dei bossoli. Qui a sinistra l’inserimento dello shell holder nell’invito sulla sommità del pistone della pressa. Il fondello del bossolo, bloccato dallo shell holder, mantiene il bossolo saldamente ancorato al pistoncino di sollevamento guidandolo nell’inserimento nei dies e poi estraendolo fuori. Se usate una pressa progressiva, in genere non è presente lo shell holder perchè il piatto portabossoli ( shell-plate ) è già sagomato e specifico per ogni calibro (dovrete però cambiare piatto ad ogni cambio calibro). Pertanto al movimento della leva non si alza un pistone con lo shell holder ma si alza tutta una base con relativo piatto (shell plate). Qui a destra un piatto portabossoli (shell plate) di una pressa progressiva a 5 stazioni. Procediamo con le fasi e regoliamo i dies che governano le operazioni. Ripeto: chiaramente la regolazione si effettua la prima volta, o in occasione di cambio calibro, o per correggere o variare le quote. Ma in genere, una volta regolati, i dies si bloccano in posizione e non si toccano più.
- c) ridimensionamento del bossolo. Servirà ridimensionare il bossolo per recuperare le deformazioni dello sparo e perciò essere sicuri di averlo nella dimensione corretta. E ciò indipendentemente dall’uso o meno del factory crimp (sempre con riferimento alla pagina “ dies & shell holder ” ) E per fare ciò abbiamo scritto che è molto semplice e conveniente ricorrere all’aiuto di una pressa. Anche perchè questa operazione richiede una elevatissima pressione sia per inserire il bossolo nel die di riformatura, che poi per estrarlo. Però questo I° die proprio perchè va a riformare il bossolo, deve essere regolato in modo da lavorare come da attese. E allora … descriviamo le operazioni per la regolazione del I° die. ⟹ Andiamo alla pagina I° die: resizing / decapping die Una volta regolato il die per la riformatura (e come detto, una volta regolato non lo tocchiamo più), cosa dobbiamo fare? Semplicemente inseriamo un bossolo sparato nello shell holder, e abbassiamo la leva alzando il pistone. Se il bossolo è ben inserito nello shell holder, e lo shell holder è ben inserito nella testa del pistone, ecco che tutti gli elementi si troveranno in asse. E questa è la situazione fondamentale per procedere senza intoppi. Ecco che il bossolo si troverà ad essere spinto nella matrice, nel I° die. A questo punto avremo un certo indurimento della leva, in quanto andremo a forzare, ad inserire a pressione il bossolo nella matrice di riformatura; che lo “restringerà” e lo riporterà a misura. Procedendo nell’azione, arriveremo a fine corsa con il bossolo completamente inserito nella matrice (il die arriva a toccare lo shell holder e perciò abbraccia tutto il bossolo). Perciò … riformatura completata. Ora andiamo ad alzare la leva per estrarre il bossolo appena riformato. Ovvio che il bossolo è schiacciato, quasi bloccato dentro la matrice, perciò devo esercitare una notevole trazione per estrarlo. Lo shell holder dovrebbe aver agganciato il collarino ( rim ) inferiore del bossolo incastrandosi nella gola ( groove ), e perciò dovrebbe essere in grado di “ tirare fuori ” il bossolo. Qui a lato si vede come i bossoli sono agganciati dallo shell holder che perciò può “spingere” ma anche può “tirare”. Quando andiamo ad alzare la leva per abbassare il pistone ed estrarre il bossolo, facciamo attenzione, perchè può essere necessario un notevole sforzo. E’ in questa fase che torna utile la leggera lubrificazione di cui ho parlato nella pagina dedicata ai bossoli. Perchè a volte l’elevata pressione (ad es. su bossoli moto deformati e magari anche sporchi) non può essere compensata dalla presenza dell’anello antigrippaggio al carburo di tungsteno. E se il bossolo si blocca, a volte si strappa il collarino del bossolo stesso e questo pezzo monco di ottone resta incastrato nella matrice. E a questo punto si … tira giù tutto il calendario!! Altra nota importante: ho scritto che la pressa deve essere ben fissata al banco , e che il banco deve essere ben stabile (e magari fissato al muro e/o al pavimento). Quando alzo la leva per estrarre il bossolo, devo “ tirare in alto ” con una forza elevata, soprattutto se il bossolo è particolarmente riformato. Non sono rari i casi un cui … si è alzato il banco, e tutto quello che era sopra il piano è andato … in gita extraurbana. Pensate al disastro se cadono inneschi, polvere, palle, … E pensate a cosa dirà la signora quando alla prima pulizia troverà inneschi in ogni angolo (non li raccoglierete mai tutti!! Gli inneschi sono bastardi, hanno una loro strategia specifica per nascondersi). Note aggiuntive per completezza, in tema di ricalibratura a seconda della tipologia delle operazioni, la ricalibratura si distingue in: Ricalibratura totale ( full resizing ): riguarda tutti i bossoli delle munizioni per arma corta, tutti i bossoli da fucile di tipo lineare e, in certi casi, i bossoli da fucile a collo di bottiglia. Noi trattiamo solo questo tipo di ricalibratura. Ricalibratura parziale ( partial resizing , altresì detta half resizing ): può essere impiegata per certi bossoli da fucile (con struttura lineare o a collo di bottiglia) o per alcuni bossoli da pistola (rari casi). Ricalibratura selettiva ( selective resizing ) o del solo colletto ( neck resizing ): riguarda solo i bossoli delle munizioni da fucile a collo di bottiglia destinate alla ricarica di precisione. Come scritto, questa matrice di riformatura oltre a risagomare a misura il bossolo esegue anche l’espulsione dell’innesco ormai usato. Vediamo questo “ decapsulamento “.
- d) Rimuovere l’innesco spento.
Per togliere l’innesco usato possiamo procedere con il dies di solo disinnesco generico ( decapping die ), o con il primo die ( resizing e decapping die ), che come descritto integra lo spillo di decapping. Se utilizziamo il primo die, con una unica operazione ci portiamo avanti e … possiamo procedere riprendendo la nostra sequenza di operazioni. Come già scritto, alcuni (anche io!) preferiscono disinnescare il bossolo con un dies generico, largo, SENZA resizing; così posso procedere ad una approfondita pulizia dei bossoli, andando a pulire anche la tasca dell’innesco, prima di lavorarli. Cioè, prima di iniziare il ciclo di riformatura ecc ecc … i bossoli vengono decapsulati usando una matrice che solamente toglie l’innesco (generico decapping die ); è una operazione “in più”, preliminare, che in genere si esegue su una pressa a parte o con un qualche attrezzo semiautomatico. E che si effettua principalmente per poter preparare i bossoli “prima” della riformatura; ad esempio per pulirli o fondo (o lavarli), o per risagomare le lunghezze e la sede dell’innesco. Infatti, per le ricariche più sofisticate, in questa fase si procede ad una rettifica della tasca dell’innesco; si esegue con una semplice testa/fresa che appiana eventuali deformazioni della sede dell’innesco (che su alcuni caricamenti esuberanti potrebbe essere deformata dalla pressione nel fondello del bossolo). Questa operazione di rettifica ed eventuale trim della lunghezza, raramente è eseguita nelle usuali ricariche con calibri “comuni”.
- e) Innescamento (inserimento primer). Prima di re-inserire la polvere all’interno del bossolo, è … opportuno chiudere il buco sul fondo lasciato dal primer espulso. Ciò significa che dobbiamo inserire un nuovo innesco nella apposita tasca sul fondo del bossolo. Il nuovo innesco è inserito a pressione, con una modesta forzatura; ed è l’elemento chiave che dà il via all’intero processo di sparo (“ go bang ” come dicono gli ‘mericani)! Vi sono molti modi per procedere con l’innescamento (bruttissimo termine, ma … difficile evitarlo).
NOTA DA VERIFICARE — Il passaggio seguente contiene valori, esempi numerici o indicazioni dipendenti dall’attrezzatura. Verificare la fonte primaria e mantenere il manuale del produttore come riferimento. |
Abbiamo visto cosa è e come lavora l’innesco ( primer ) nella pagina dedicata . E abbiamo detto essere inserito “a pressone” nella tasca inferiore sul fondello del bossolo. Cosa che ne agevola l’espulsione e un nuovo inserimento. Per inserire un innesco è richiesta una pressione relativamente contenuta, perciò facilmente applicabile anche con attrezzi molto semplici, senza dover ricorrere a leve. Ma l’ideale è avere un qualcosa che incastri l’innesco perfettamente in asse, e soprattutto con un affondo (costante) di ca. 0,1-0,2mm; cioè l’innesco dovrebbe “rientrare” di 0,1-0,15mm nel buco che c’è sul fondello. Per eseguire in modo ripetitivo e veloce questa operazione, vengono in aiuto sia gli automatismi presenti “di serie” su ormai tutte le presse, sia gli innescatori manuali (vedi quanto detto nella pagina “ utensili & accessori “). Anche in questo caso vi sono molti attrezzi preposti allo scopo. Se state lavorando con una pressa, … ogni pressa (anche le più semplici monostazione) ha in genere una soluzione per l’innesco; soluzione più o meno integrata nelle basi, o nel pistone, o in qualche altro modo. Impossibile qui presentarli tutti! Però capito il concetto, cercate di capire come risolve questa azione la pressa che avete scelto. Altrimenti potete usare un innescatore manuale, o un innescatore da banco. Qui mi limito a presentare gli innescatori manuali, e i sistemi più semplici; e poi capito il funzionamento, in base alla vostra pressa troverete facilmente il “ come fare ”. E allora … descriviamo i diversi modi di “inserimento primer” in questa pagina, che cercherò di aggiornare con le varie tipologie di presse, man mano che preparo il materiale. ⟹ Andiamo alla pagina Inserimento primer Compreso come inserire il primer, e compreso come l’operazione può velocizzare la vostra organizzazione della ricarica, … procediamo. Una volta messo l’innesco (e perciò chiuso il foro di vampa sul fondo) ecco che possiamo inserire la polvere. Però, sempre nell’ottica di velocizzare i passaggi, ed essendo l’inserimento della polvere propedeutico al successivo inserimento della palla, ecco che vi è nuovamente un passaggio con duplice finalità: inserimento della polvere e contemporanea svasatura del colletto.
- f) Inserimento polvere. Abbiamo chiuso il buco sul fondo del bossolo (abbiamo messo l’innesco). Possiamo versarci dentro la giusta dose di polvere. Se usiamo i dosatori volumetrici accoppiati al II° die, sarà un’operazione automatica. Con tutto quel che ne comporta la preventiva regolazione del dosatore. Ed anche in questo caso, avendo presentato nelle pagine precedenti i dosatori, ed avendo scritto come ve ne siano di moltissimi tipi e con moltissimi criteri di “dosaggio”, è chiaro che dovrete attrezzarvi per procedere nella regolazione della esatta dose per la determinata polvere. Ricordate bene quanto detto: ogni dose (in peso) di polvere, richiede un volume diverso per ogni tipo di polvere; perciò il volume del dosatore andrà regolato per ogni polvere che andrete ad utilizzare. Perciò (ripeto, scusate ma è importante): se ad esempio riempio un dosatore (manuale, automatico, bicchierino, quello che è) da 1 cc. di polvere N340, e la peso, otterrò una dose da circa 0,5 grammi; se sempre lo stesso centimetro cubo lo riempio con la polvere HS-6 avrò un peso di circa 0,9 grammi, quasi il doppio !! Se invece stiamo lavorando di fino, useremo bilancino, centellinatore e imbutino per pesare e versare dose per dose in ogni bossolo. Dato però che il passaggio immediatamente conseguente è l’inserimento della palla, … ecco che i costruttori hanno pensato di riunire in un unico die la funzione di “agevolazione all’inserimento della polvere”, e la funzione di contemporanea “svasatura del colletto” del bossolo al fine di agevolare il successivo inserimento della palla. Ecco perciò che orami quasi tutti i dies per arma corta hanno l’appendice per l’espansione ( expanding die ), ma anche presentano un interno cavo (con invito superiore) per poter contemporaneamente versare la polvere nel bossolo ( powder throught expanding die ). Andiamo perciò a descrivere come utilizzare il II° die, e come regolarlo, per aiutarci ad inserire la polvere (con dosatori seimautomatici o con dosatori manulali) e per preparare il colletto del bossolo ad accogliere la palla. Operazione quest’ultima che richiede una certa attenzione.
- g) Svasatura (divaricazione) della parte apicale del colletto. Questa operazione che dovrebbe agevolare il successivo inserimento della palla, viene eseguita su un bossolo che è a misura , cioè è stato ridimensionato, ed ha una dimensione “interna” (diametro interno del colletto del bossolo) che è leggermente inferiore al diametro della palla “nuova”. Questo perchè a munizione finita il colletto dovrebbe stringere fino a bloccare in posizione la palla per evitare che questa si possa spostare. Di conseguenza, se provo ad inserire la palla senza un minimo invito al colletto, avrò un impuntamento, e … quasi sicuramente il bossolo si accartoccierà sotto la spinta dell’inserimento, o in alcuni casi la palla si “trafilerà” sul bordo del bossolo. La soluzione ottimale per svasare un po’ il bordo è usare un attrezzo conico, che tutto sommato assomiglia un po’ ad un imbuto. Ecco che con l’occasione conviene anche approfittare del leggero allargamento per versare la polvere nel bossolo (fate riferimento alla pagina di descrizione dei dies “ dies & shell holder “, quando parliamo della variante del II° die che abbiamo detto essere chiamato powder throught expanding die ). ⟹ Andiamo alla pagina II° die (expanding die) A questo punto, siamo quasi alla fine; dobbiamo inserire la palla. E bloccarla. Ricordate: Rimuovere l’innesco spento ⇒ Ridimensionare il bossolo ⇒ Inserire un nuovo innesco ⇒ Inserire la polvere ⇒ Inserire la palla ⇒ Bloccare/Crimpare
- h) Inserimento della palla. Adesso iniziamo le operazioni che portano al completamento della munizione, e che sono spesso alla base delle più accese discussioni tra i ricaricatori ! Dopo aver tolto l’innesco usato, dopo aver riformato il bossolo (riportato alla dimensione originale), dopo avergli re-inserito un nuovo innesco, dopo aver allargato il colletto, dopo averlo riempito con la corretta dose di polvere, . . . adesso dobbiamo inserire il proiettile (la palla, l’ogiva) affondandolo alla giusta altezza, e poi dobbiamo bloccare il proiettile stesso in modo che non si sposti (fase di crimpatura). Per quanto abbiamo visto precedentemente, la palla la si appoggia sul collo del bossolo, e dovrebbe affondare appena appena, quel tanto da restare ferma in posizione fintanto che non troviamo il modo di inserirla alla giusta quota. Ed anche in questo caso, anche se è possibile procedere in modo manuale, decidiamo di evitarci tanti problemi ed andiamo ad usare il 3° die: bullet seater & crimper die . Questa matrice dedicata ci agevola nell’inserimento (leggermente forzato) del proiettile tenendolo in asse, e permettendo una regolazione “ di fino ” dell’affondamento fino alla misura desiderata. Ecco, essendoci anche una funzione di “ crimp “, abbiamo nuovamente il caso in cui con una matrice possiamo eseguire contemporaneamente due passaggi utili al completamento della munizione. Vediamo come lavora e come regolare la IIIª matrice: ⟹ Andiamo alla pagina III° die ( bullet seater & crimper die ) Con la palla è affondata nel bossolo alla misura desiderata, dobbiamo accertarci di bloccarla in posizione, non deve assolutamente muoversi. Anche se è una munizione sollecitata pesantemente, come quando la inserisco nel caricatore, o come quando viene chiuso il carrello dell’arma, o come quando si trova in un tamburo di un revolver, … comunque la palla non deve arretrare e men che meno deve eventualmente fuoriuscire. Perciò procedo con la crimpatura, con la chiusura del colletto.
- i) Crimpatura Come ormai detto molte volte, per inserire la palla abbiamo dovuto divaricare leggermente il colletto del bossolo. Adesso che abbiamo inserito la palla a misura (e dovrebbe essere leggermente forzata), dobbiamo richiudere il bordo (colletto) del bossolo per: riportare la munizione alle dimensioni appropriate, altrimenti con la svasatura eseguita non entrerebbe nella camera di cartuccia e per bloccare in posizione il proiettile in modo che non possa spostarsi in alcun modo anche se sollecitato Come abbiamo detto nella pagina dedicata ai dies , a volte (ad es. nei proiettili per revolver) è necessario schiacciare il colletto fino a incastrarlo nel fianco della palla ( roll crimp ), o fino a ripiegarlo nelle apposite cave del proiettile quando presenti (ad es. alcuni proiettili per revolver). Ricordate i due modi di crimpatura (armi corte):
Abbiamo anche già anticipato nella pagina dei dies come l’argomento “ crimpatura ” sia al centro della maggior parte delle discussioni al pologono, al bar, alle cene ed in ogni occasione in cui ci si possa divertire a spararle sempre più grosse. Il tema “crimpatura” è nuovamente descritto nella ⟹ pagina III° die ( bullet seater & crimper die ) Ecco che se avete seguito come regolare il III° die, ovviamente avrete anche regolato il livello di crimpaggio. Ma … domanda da 1 milione di $ : quanto crimpare ? Allora … dipende da tante variabili: calibro, tipo di palla, tipo di polvere, stato del bossolo, OAL, …. Nella pagina “ alcuni approfondimenti … e conclusion i” ho cercato di riassumere gli elementi che dovrebbero influenzare il livello di serraggio che applicherete alla vostra munizione. E con anche un riferimento al test più diffuso per “ capire se la munizione è ben assemblata “: il cosiddetto plunk test .
- j) Riformatura finale (solo in alcuni casi). Abbiamo vosto nella pagina di descrizione della matrice di inserimento e crimpaggio (III° die, seater & crimper ) come sia possibile scindere le operazioni di inserimento da quelle di fissaggio della palla. Detto che trattiamo qui munizioni per armi corte, una qualche forma di crimpaggio è praticamente obbligata; salvo rischiare importanti movimenti del proiettile, che potrebbero compremettere il funzionamento dell’arma. A parte il caso in cui andiamo ad operare con un die dedicato, specifico (in rete ci sono molte soluzini originali e molte … pippe mentali solo per chi vuole veramente esagerare), in generale il blocco palla se non effettuato con il III° die si effettua con il IV° die che … anche in queso caso ha una duplice funzione: applica una crimpatura al colletto, per assicurare un blocco in posizione della palla presenta una forma interna uguale a quella del I° die di resizing, per riformare la munizione nel caso vi siano state anche minime deformazioni durante le operazioni di ricarica L’utilizzo della matrice cosiddetta “ factory crimp “, che ricordiamo NON regola l’inserimento palla (vi servirà comunque il III° die), offre secondo me alcuni vantaggi. Che ho già riportato sia nella pagina dei dies, che nella pagina dedicata al III° die. E che è il caso di approfondire ulteriormente. Chiaramente è un vantaggio per chi utilizza una pressa multistazione, evitandosi un quarto passaggio manuale per ogni munizione; vantaggio che i recenti dies immessi in commercio hanno anche ampliato. Perciò, andiamo a descrivere anche questa matrice e il suo utilizzo: ⟹ pagina IV° die ( factory crimp die )
NOTA DA VERIFICARE — Il passaggio seguente contiene valori, esempi numerici o indicazioni dipendenti dall’attrezzatura. Verificare la fonte primaria e mantenere il manuale del produttore come riferimento. |
- k) Ispezione (ed eventuale stoccaggio). Finito !!! Quasi! E’ importante controllare cosa è uscito da questa sequenza di lavorazioni, quale è il risultato di questo assemblaggio e delle inevitabili imprecazioni che avrete inventato. Il prodotto lo andremo a caricare su un’arma, a volte sparando in sequenza veloce. E se qualcosa non funziona come dovrebbe, nel migliore dei casi abbiamo un inceppamento, una mancata accensione. Ma in altri casi potremmo ad esempio avere una foratura dell’innesco perchè troppo sporgente. O avere la palla che affonda nel bossolo perchè non ben crimpata (con conseguenti alte pressioni). O a volte una munizione che si incastra in camera e magari danneggia l’estrattore. Insomma, controllare sempre . Sempre. Prendetevi una pausa per ammirare il vostro lavoro, e ispezionarlo con occhio critico. Al limite gongolerete un po’ soddisfatti del bel lavoro svolto! E poi, mettete tutti i colpi con le medesime caratteristiche nella/e scatoletta/e, appiccicandoci sopra un’etichetta con i dati del caricamento: data, calibro, innesco, tipo polvere e dose, tipo palla e peso, OAL, crimpatura, … In questo modo saprete sempre che munizioni ci sono in quella scatola, e al poligono potrete giudicare la validità della combinazione senza andare a pensare a che c… avete fatto/regolato per quel lotto di ricarica. Occhio: ovviamente sono in vendita anche le etichette prestampate per i dati di ricarica! Però … procuratevi qualche etichetta economica bianca su cui andare ad esempio a scrivere una “roba” come segue: calibro 9×21 data 01/01/2025 polvere Vihtavuori N320 – 4,5 gr palla Target Bullet T39Cu (RN) 124gr Ø.355″ bossolo Fiocchi 21 mm innesco CCI 500 ( SP ) OAL 28,7 mm Esempio sopra: calibro e data (importante, così sapete anche quanto sono datate); poi tipo polvere (Vihtavuori N320) e peso dose (4,5 grani). Quindo i dati palla con produttore (Target Bullet) e caratteristiche (T39Cu è una palla ramata), profilo RN (Round Nose), peso 124 grani, trafilata .355″ (queste palle ci sono anche da .356″). Bossoli e altezza (beh … sulla ricarica di precisione è un dato importante; per l’arma corta nessuno si mette a rifilare le lunghezze dei bossoli). Innesco: marca (CCI) e tipo (il 500 è un innesco Small Pistol standard) Lunghezza finale fuori tutto (occhio alle misure delle tabelle, che implicano un affondamento palla più o meno marcato).
Finito ? Beh … si. Sembrano molti passaggi ? Può anche essere, ma fortunatamente potete automatizzare molte operazioni utilizzando attrezzatura più sofisticata (e costosa!). E comunque, come abbiamo spiegato, una volta regolata l’attrezzatura poi potete procedere con una certa celerità; sia che operiate con presse semplici (ad es. ricorrendo ai “breech lock” per il cambio rapido dei dies) o che abbiate investito in presse progressive (in questo caso procuratevi delle teste complete con i dies montati e regolati), vi sono modi per ridurre notevolmente i tempi di “avvio” di una sessione di ricarica. In ogni caso però andate a verificare le munizioni a campione (FATELO!!). Ora, avete le munizioni e … potete andare a sparare. Cosa aggiungere? Portatevi un blocchetto e una penna. E segnatevi se il lotto di munizioni ricaricate è andato bene, se vi ha soddisfatto. Soprattutto segnatevi se c’è qualcosa di “non ottimale” che avete notato. Ad esempio: se c’era molta polvere incombusta sparsa nel ripiano davanti all’arma (segno di una combustione parziale; probabilmente è da intervenire sulla velocità della polvere o sulla crimpatura) o se vi erano molti colpi che arrivavano “di traverso ” a bersaglio (strappi sulla carta); probabilmente combinazione palla/polvere/lungh.canna non ideali o se notate troppo rilevamento (carica eccessiva? polvere troppo vivace?) o se lo scarrellamento dell’arma vi sembra brusco e/o avete un rumore metallico ad ogni ciclo (eccessiva velocità di arretramento del carrello; dose eccessiva o polvere troppo vivace ?) o se vi sono state molte mancate accensioni (inneschi troppo affondati nella tasca, munizione troppo affondata nella camera, inneschi difettosi) o se i bossoli sono molto anneriti, affumicati (combustione non perfetta; possibile anche influenza di temperatura e umidità) o se l’innesco è “gonfio”, deformato (pressioni eccessive!); o se l’arma (semiautomatica) fatica ad espellere e caricare una nuova munizione (spinta insufficiente per completare la corsa di arretramento del carrello; dose troppo debole? polvere eccessivamente progressiva ?) eccetera …. Sono tutte note che poi, con calma, potete analizzare e cercare di capire dove intervenire per risolvere o migliorare. Un ulteriore piccolo aiuto lo trovate nella pagina “ alcuni approfondimenti e … conclusioni “; al primo punto ho preparato una sintesi (sempre in aggiornamento) su come i vari componenti influiscono sulla ricarica.
Passaggi per i calibri per arma lunga (bottleneck) [BOZZA ancora in preparazione] Se vogliamo ricaricare cartucce nei calibri in cui il bossolo ha una forma cosiddetta “a bottiglia” (come la maggior parte dei calibri per fucili), ci sono un paio di passaggi aggiuntivi rispetto a quelli che abbiamo appena visto per i calibri per pistola. La maggior parte dei calibri per fucili utilizza un bossolo a forma di …. una bottiglia di vino vecchio stile. La parte inferiore, il corpo (body) del bossolo, è grossomodo cilindrica, e quando ci si avvicina al collo (neck) il diametro diminuisce (spalla, shoulder) per arrivare alla bocca (mouth) al diametro del proiettile. Questa forma permette di inserire molta più polvere per un dato diametro di palla, senza dover allungare una cartuccia fino a mezzo metro… Per restare nel semplice, qui evidenzio solo le principali differenze nel processo di ricarica rispetto alla munizione standard per arma corta. N.B.: per le ragioni dette nella pagfina dedicata alla riformatura, e date le dimensioni di questi bossoli, è necessario lubrificare leggermente l’esterno dei bossoli prima di ridimensionarli. In genere, sia per il tipo di matrice che per la forma del bossolo, quest’ultimo se non lubrificato (leggerissimamente!) potrebbe rimanere bloccato nella matrice di ridimensionamento. E poi estrarlo è una … seccatura che scomoda tutti i santi del calendario. Se avete ecceduto con il lubrificante, … straccio e pulizia prima di procedere. Rifinitura della lunghezza (trimmatura) A causa delle differenze nella forma delle cartucce “a bottiglia”, e come risultato del processo di ridimensionamento, questi bossoli si “allungano” un po’ ogni volta che spari. Ma l’operazione di ridimensionamento (riformatura) agisce sul diametro, non sulla lunghezza. Per avere delle munizioni funzionanti in modo coerente e costante (ed in particolare se le usate per tiri a lunga distanza, ove contano anche i minimi dettagli), i bossoli destinati alla “precisione” dovrebbero essere tutti della stessa lunghezza (ed ovviamente conformi alle specifiche del calibro). Prima di iniziare ad inserire i proiettili dovreste misurare esattamente la lunghezza del bossolo ed eventualmente rifilare, tagliare un po’ le estremità del collo per avere lunghezze “come da specifiche”. Per questa operazione vi sono in commercio diversi attrezzi, manuali o semiautomatici in base agli euri che vuoi spendere. Smussatura e sbavatura Quando si taglia l’ottone dal colletto dei bossoli (per riportarli a misura), rimarranno dei bordi ruvidi e/o taglienti. Anche in questo caso ci sono semplici attrezzi per smussare e levigare l’imboccatura del bossolo, rendendo l’inserimento dei proiettili più semplice. Pulizia del lubrificante Al termine sono da rimuovere gli eventuali residui di lubrificazione che potrebbero restare. In genere è facile eccedere con la lubrificazione. Ma le armi non funzionano al meglio quando le cartucce sono tutte oleose, poiché ciò interferisce con il normale processo di espansione e successiva contrazione della cartuccia nella camera al momento dello sparo. Con possibile parziale fuga di gas e/o possibile produzione di incrostazioni combuste. Queste qui sopra elencate sono le principali differenze che caratterizzano il bossolo per arma lunga. Poi per il resto la ricarica delle cartucce per fucile è quasi la stessa dei calibri per pistola. Comunque … non preoccupatevi, entreremo più in dettaglio su questi passaggi quando tratteremo ciascuna operazione di ricarica, non appena pronte le note anche per questa tipologia di bossoli.
