Anatomia della cartuccia e ciclo dello sparo

FONDAMENTI · F1

[SEZIONE] Fondamenti

[SOTTOTITOLO] Prima di ricaricare una cartuccia bisogna capire che cosa è rimasto dopo lo sparo e perché non può essere semplicemente riempito di nuovo.

 Chiamiamo le cose con il loro nome

Nel linguaggio comune una cartuccia completa viene spesso chiamata «proiettile». Ci capiamo lo stesso, almeno finché stiamo chiacchierando. Quando dobbiamo regolare una matrice o descrivere un difetto, però, le parole devono indicare parti precise.

La cartuccia o munizione è l’insieme completo.
Il proiettile, che fra ricaricatori viene quasi sempre chiamato palla, è soltanto la parte che percorre la canna e lascia l’arma.
Il bossolo è il contenitore metallico.
L’innesco avvia l’accensione.
La polvere è il propellente che produce i gas.

In inglese incontrerete continuamente ammunition o ammo, case o brass, primer, powder e bullet. Non è necessario parlare come un catalogo americano, ma è utile riconoscere le parole stampate sulle confezioni e nelle istruzioni.

Munizione per arma corta, sezionata, in cui si identificano i 4 componenti principali: innesco, bossolo, polvere, palla.
Sono state evidenziate anche alcune parti del bossolo (foro di vampa) e della palla (nucleo in piombo e camiciatura)

Qui di seguito anticipo anche alcune nomenclature per le parti che caratterizzano le munizioni per arma lunga.

Munizione per arma lunga, sezionata, in cui si identificano alcune varianti tipiche di questo tipo di munizioni: oltre ai 4 componenti principali: innesco, bossolo (corpo), polvere, palla (proiettile), sono state evidenziate anche alcune parti del bossolo (sede dell'innesco, foro di vampa, scanalatura per l'estrazione, spalla, collo, bocca)

Quattro componenti, un solo sistema

Il bossolo (case)

Contiene e mantiene in posizione gli altri componenti. Contribuisce a collocare correttamente la cartuccia nella camera e, durante lo sparo, si espande contro le pareti aiutando a contenere i gas.
È anche l’unico componente normalmente recuperabile. Ma attenzione: «recuperabile» non significa automaticamente «riutilizzabile».

L’innesco (primer)

È una piccola capsula sistemata nella sede dell’innesco (primer pocket) ricavata nel fondello. Quando il percussore la colpisce, la composizione sensibile all’urto reagisce e produce una fiammata che raggiunge la polvere attraverso il foro di vampa (flash hole).
Tipi e dimensioni differenti non sono intercambiabili anche se sembrano uguali ed entrano nella stessa sede.

La polvere (powder)

È il propellente (propellant, gun powder). Accesa dall’innesco, brucia producendo gas ad alta temperatura. Poiché il volume iniziale è limitato, la pressione cresce rapidamente.
Le polveri possono assomigliarsi moltissimo, ma hanno comportamenti molto diversi: non si sostituiscono e non si mescolano.

Il proiettile (bullet)

È la parte che viene accelerata lungo la canna e lanciata verso il bersaglio. Peso, diametro, forma, materiale e profondità di inserimento influenzano il comportamento dell’intera cartuccia.
La palla non è quindi il «tappo» che chiude un contenitore: è una delle variabili che determinano resistenza iniziale, volume disponibile e pressione.

Attenzione: NON sono quattro parti indipendenti
Cambiare un componente può modificare radicalmente il modo in cui lavorano tutti gli altri. Una palla differente non si valuta soltanto per il peso; una diversa profondità modifica il volume interno; un innesco diverso può cambiare l’accensione. Questo rapporto verrà ripreso ed approfondito nella pagina “Interazione delle variabili”.

Percussione centrale e percussione anulare

Il percorso di questa guida riguarda soprattutto cartucce metalliche a percussione centrale, centerfire: il percussore colpisce un innesco collocato al centro del fondello. È il sistema normalmente associato alla ricarica domestica e descritta in queste pagine.

Nelle cartucce a percussione anulare, rimfire, la composizione di innesco è distribuita nel bordo del fondello e il percussore schiaccia proprio quel bordo.
Il diffusissimo calibro .22LR appartiene a questa famiglia. Non si tratta semplicemente di un innesco montato in un posto diverso: struttura e processo sono differenti.

Anche le munizioni per canna liscia richiedono componenti, attrezzature e procedure proprie. Verranno a volte nominate come pura nozione o per evitare confusioni, non perché possano essere incluse nel percorso che qui iniziamo.

A sinistra una munizione per canna liscia (ad esempio il classico calibro 12).
Al centro una munizione metallica a percussione centrale (centerfire).
A destra una munizione metallica a percussione anulare (rimfire)

Che cosa accade quando premiamo il grilletto

La descrizione è volutamente semplificata. Il nostro obiettivo non è progettare una munizione, ma comprendere perché dopo lo sparo abbiamo certi risutati e perchè dobbiamo eseguire determinate operazioni.

La cartuccia viene inserita nella camera e si arresta sulle superfici previste dalla sua geometria.
Quando agiamo sul meccanismo dell’arma (in genere premendo il grilletto), azioniamo un percussore che colpisce l’innesco. L’innesco reagisce all’urto generando una fiammata che attraverso il foro di vampa raggiunge la polvere. La polvere inizia a bruciare, i gas aumentano e la pressione agisce in ogni direzione.

Il proiettile inizialmente oppone resistenza in quanto bloccato contro le rigature della canna ed in parte trattenuto dal collo del bossolo. Il bossolo, invece, si dilata contro la camera e contribuisce alla tenuta evitando che i gas sfiatino.
Quando la forza generata dalla pressione supera la resistenza iniziale, il proiettile si muove, entra nella canna, si “infila” nelle rigature e accelera. Aumentando il volume disponibile e completandosi la combustione, la pressione diminuisce.

Il bossolo recupera una parte della deformazione, ma non torna esattamente alle dimensioni iniziali. Nelle armi semiautomatiche viene poi estratto ed espulso; può urtare parti dell’arma e cadere su terra, sabbia o pavimento. Nel revolver resta nella camera del tamburo fino alla espulsione o scarico.

Che cosa rimane

Alla fine abbiamo una palla lanciata verso il bersaglio – speriamo bene -, una dose di polvere trasformata in gas e residui, un innesco esaurito e un bossolo vuoto.
Proprio quel bossolo ha lavorato più di quanto l’aspetto lasci immaginare: si è dilatato, la bocca ha liberato il proiettile, il metallo si è scaldato e poi è stato sottoposto a estrazione ed espulsione.

Da qui nasce la sequenza della ricarica.
Dobbiamo verificare se il bossolo è integro e nel caso pulirlo quanto serve, rimuovere l’innesco usato, riportare le dimensioni entro quelle previste (riformare), inserire un nuovo innesco, dosare il propellente, preparare la bocca, posizionare il proiettile, bloccare il proiettile in posizione e controllare la cartuccia finita.

Da sinistra a destra:
- munizione pronta per essere usata
- la munizione "sparata" pronta per essere riciclata
- il bossolo vuoto e riformato a cui è stato tolto l'innesco usato
- inserimento di un nuovo innesco
- riempimento del bossolo con la polvere
- inserimento della palla
- «chiusura» finale

Perchè ricalibrare (o riformare)
Allo sparo il bossolo si espande per aderire alla camera, e successivamente si contrae soltanto in parte.
La ricalibratura non è un rito tramandato dai ricaricatori: serve a riportare il bossolo alla geometria necessaria alle lavorazioni successive e per poterlo reinserire in una nuova camera.

Un esempio molto semplice

Immaginate di raccogliere un bossolo che sembra perfetto. È lucido e non presenta crepe evidenti. Potremmo essere tentati di pensare che basti cambiare l’innesco e riempirlo. Ma non vediamo a occhio quanto si sia dilatato, non sappiamo se la bocca sia ancora della misura corretta e non abbiamo controllato che sabbia o residui o altre impurità possano entrare nelle matrici di ricalibratura.

Il percorso corretto non nasce quindi dalla diffidenza astratta, ma da ciò che è appena accaduto durante lo sparo. Ogni operazione risponde a una conseguenza osservabile o prevedibile.

Da ricordare

  • cartuccia e proiettile non sono sinonimi tecnici;
  • i quattro componenti lavorano insieme;
  • il bossolo contribuisce alla tenuta ma viene deformato dallo sparo;
  • il bossolo è recuperabile soltanto dopo identificazione e controllo;
  • la sequenza di ricarica deriva direttamente dal ciclo appena descritto;
  • ogni operazione deve produrre un risultato che possiamo verificare.
LINK E NAVIGAZIONE

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Vedi anche: C1 – Bossoli; C2 – Inneschi; C3 – Proiettili; C4 – Polveri; F3 – Sequenza generale.

Dettagli, esempi e osservazioni recuperati dal corpus originario

Questa parte conserva i passaggi più specifici, gli esempi e le osservazioni pratiche che nella prima riorganizzazione rischiavano di risultare troppo compressi. Le indicazioni quantitative, commerciali o riferite a un modello preciso devono essere confrontate con il manuale aggiornato del produttore prima della pubblicazione e prima di qualunque uso operativo.

Dalla pagina originaria 02

Partendo da sinistra: una munizione completa, pronta per essere sparata (e … spariamo!) dopo lo sparo resta un bossolo vuoto con un innesco usato estraggo l’innesco (e riporto il bossolo alle dimensioni corrette, dato che durante lo sparo può essersi deformato) inserisco un nuovo innesco inserisco la polvere (e già che ci sono allargo un po’ il colletto per agevolare il successivo inserimento della palla) inserisco la palla blocco (crimpo) la palla in posizione E così ho a disposizione una nuova munizione, pronta per l’uso. Iniziamo perciò a descrivere tutti i componenti e le operazioni che portano al completamento della munizione. Operazioni che qui cercherò di esporre in modo generico, senza troppi riferimenti al tipo di attrezzi che utilizzerete. Spero che la spiegazione sia chiara, in modo che poi possiate comprendere come procedere, indipendentemente dalla Vostra dotazione. E ripeto nuovamente: prestate attenzione ai molti accorgimenti e avvisi!! (e per favore, cercate di seguirli).

L’elenco delle azioni (dallo sparo) e delle successive operazioni, potrebbe essere il seguente: Camero nell’arma la nuova munizione. E sparo. Salvo problemi che qui non voglio trattare, succede che: il percussore “batte” sull’innesco ( primer ) l’innesco genera la fiammata che attraverso il foro di vampa ( flash hole ) va ad accendere la polvere ( powder ) la polvere inizia a bruciare; aumenta la pressione interna (e la temperatura), dato che la palla ( bullet ) impedisce lo sfiato immediato dei gas la pressione supera un certo valore ed inizia ad agire sulla palla, che si svincola dal colletto ed inizia a muoversi contemporaneamente anche le pareti del bossolo ( case , o a volte brass ) iniziano ad espandersi (e a “cuocersi”) sotto la spinta della pressione, e vanno a “spiacciccarsi” sulle pareti della camera di cartuccia la palla (che era tenuta in posizione dalla crimpatura del colletto), muovendosi dilata il colletto stesso proseguendo nella combustione la polvere spinge la palla lungo la canna intanto man mano che diminuisce la pressione il bossolo si ritira parzialmente (non essendo completamente elastico) e si “stacca” dalle pareti della camera come conseguenza del lancio, nelle pistole semiautomatiche ho l’arretramento del carrello; che aggancia il bossolo (in genere con l’unghia dell’estrattore) e lo porta a sbattere nel dente dell’espulsore, facendolo fuoriuscire dalla finestra di espulsione (ed in genere cadendo a terra) nei revolver invece ho semplicemente il rientro (sempre parziale) del bossolo a dimensioni “normali” permettendo poi (ad apertura tamburo) lo scarico dei bossoli.

Al termine del ciclo ho: una palla che è sparata verso un bersaglio (spero bene!) una dose di polvere andata in fumo un bossolo che ha un innesco ormai esaurito sempre lo stesso bossolo che dopo la rapidissima espansione e cottura, parzialmente ritorna a quasi normalità e sempre il povero bossolo che se è stato usato su una semiautomatica viene lanciato (letteralmente) per terra

NOTA DA VERIFICARE — Il passaggio seguente contiene valori, esempi numerici o indicazioni dipendenti dall’attrezzatura. Verificare la fonte primaria e mantenere il manuale del produttore come riferimento.

Si comprende come ho tutti elementi “a perdere” (innesco, polvere, palla) e mi resta un bossolo che è stato dilatato, deformato nel colletto, e caduto a terra. A questo punto prendiamo il/i bossolo/i e ci mettiamo all’opera per riutilizzarli. Iniziando dalla pulizia del bossolo stesso (vedi pagina dedicata ai bossoli). Incominciamo con: Ispezionare il materiale; intanto (e soprattutto) i bossoli che intendete utilizzare, ma preoccupatevi anche di controllare il materiale di ricarica: gli inneschi, le palle, la polvere, sia in termini di disponibilità che come stato di conservazione. Verificate e controllate l’attrezzatura (che vedremo più avanti) Quindi inizialmente dobbiamo rimuovere l’innesco spento. E lo faremo con un attrezzo specifico. Quindi servirà anche ridimensionare il bossolo, per essere sicuri di averlo nella dimensione corretta. Questo per recuperare le deformazioni dello sparo. Innescamento (inserimento primer) Come descritto, l’innesco è inserito nella tasca inferiore “a pressione”, e con un affondo di ca. 0,15mm rispetto al fondo del bossolo. Anche in questo caso vi sono molti attrezzi preposti allo scopo. Divaricazione della parte apicale del colletto Operazione che serve ad agevolare sia il successivo inserimento della polvere, che soprattutto l’inserimento della palla. Inserimento polvere Polvere che sarà stata preventivamente dosata e/o pesata. Inserimento proiettile La precedente svasatura del colletto ci dovrebbe aiutare ad inserire la palla (almeno per il tratto iniziale). Poi con un apposito attrezzo potremo regolare “ di fino ” l’affondo della palla nel bossolo fino alla misura desiderata Crimpatura (quando necessaria) Si indica “ crimpatura ” l’operazione di restringimento del colletto del bossolo, dopo l’inserimento della palla, al fine di bloccare in posizione ed in modo “solido” la palla stessa. Ev. riformatura finale (solo in alcuni casi) Non sempre necessaria (vedremo i casi), serve a correggere ulteriormente la dimensione ideale della munizione finita, dopo i vari passaggi che abbiamo elencato qui sopra. Ispezione finale E’ fondamentale e la più importante. Anche con le più “automatizzate” attrezzature, alla fine è opportuno controllare che tutto sia come desiderato (e vedremo cosa controllare) Per eseguire tutte questi passaggi, ci faremo aiutare da attrezzi più o meno sofisticati (dies, presse, ecc.). In qualche caso indispensabili, ma per altri passaggi anche facilmente sostituibili con attrezzature semplici, che a scapito di una maggiore lentezza operativa consentono un elevatissimo risparmio economico.

Perciò, sospendiamo un attimo la descrizione delle operazioni ed andiamo a vedere meglio tutti i componenti.