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ATTREZZATURA · A2

A2 – Le presse

Testo completo per la costruzione della pagina web · immagini e collegamenti indicati come segnaposto

[SEZIONE] Attrezzatura

[SOTTOTITOLO] Monostazione, torretta o progressiva: non esiste la pressa migliore in assoluto, ma quella adatta al lavoro, allo spazio e al livello di controllo che possiamo mantenere.

Prima di svuotare il conto corrente

La pressa è praticamente obbligatoria, ma il mercato riesce a trasformare un attrezzo molto semplice in un argomento da discussione infinita. Prima dell’acquisto chiedetevi che cosa intendete ricaricare, quanto, con quale spazio e quanta attenzione volete dedicare a ogni fase.

Una macchina capace di produrre migliaia di colpi all’ora non è automaticamente la scelta migliore per chi deve ancora capire che cosa accade nelle singole stazioni. Allo stesso modo, una monostazione non è un giocattolo da principianti: molte lavorazioni di precisione vengono eseguite proprio con presse semplici e molto rigide.

Che cosa fa una pressa

La leva muove un pistone, ram, sul quale il bossolo viene sostenuto tramite shell holder o shell plate. Nella testa della pressa sono avvitati i dies. Muovendo il bossolo dentro la matrice, la pressa moltiplica la forza disponibile e rende ripetibile la corsa.

La pressa non decide se il bossolo sia corretto, se la matrice sia regolata bene o se una resistenza sia normale. Esegue con molta forza ciò che le abbiamo preparato. Per questo robustezza e sensibilità contano insieme.

IMMAGINE 1 — INSERITA

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Didascalia proposta: Esempi di pressa monostazione, a torretta e progressiva.

ALT proposto: Tre tipologie di pressa per ricarica: monostazione, torretta e progressiva.

Nota per il sito: verifica della licenza rinviata, come concordato.

 

Didascalia: «Telaio, testa, die, pistone, shell holder, leveraggio e leva».

Funzione: fornire i termini comuni alle diverse famiglie.

ALT: Pressa monostazione annotata nelle sue parti principali.

Presse monostazione

Eseguono una sola operazione su un bossolo alla volta. Si monta un die, si lavora il lotto, poi si cambia matrice e si passa alla fase successiva. Sono semplici da capire, facili da pulire e permettono di osservare bene ogni passaggio.

I telai più comuni sono a C, aperti sul davanti, e a O, chiusi e generalmente più rigidi. Esistono anche presse monolitiche ricavate dal pieno, molto curate e costose. La finitura può essere splendida, ma non bisogna confondere il piacere dell’oggetto con una necessità operativa.

La relativa lentezza ha anche un vantaggio didattico: costringe a pensare per lotti e rende visibile la relazione fra una matrice e la modifica prodotta. Per chi inizia, questa chiarezza vale spesso più della velocità.

IMMAGINE 2 — INSERITA

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Didascalia proposta: Confronto fra telai aperti, chiusi e strutture speciali.

ALT proposto: Presse con telaio a C, a O, monoblocco e a H.

Nota per il sito: verifica della licenza rinviata, come concordato.

 

Didascalia: «Telaio aperto e telaio chiuso: accessibilità e rigidità in due configurazioni comuni».

Funzione: spiegare le denominazioni senza trasformare la figura in una classifica.

ALT: Confronto fra pressa monostazione a C e pressa a O.

ALT: Confronto fra pressa monostazione a C e pressa a O.

Presse a torretta e multistazione

Una torretta porta più dies contemporaneamente. Ruotando la testa si passa da una matrice alla successiva senza smontare le regolazioni. In alcune macchine la rotazione è manuale; in altre avviene tramite un meccanismo collegato alla leva.

Il bossolo può restare nello stesso shell holder mentre la testa cambia stazione. È un buon compromesso fra semplicità e rapidità: permette di mantenere montato un intero set e, a seconda del metodo, lavorare per lotti o completare più operazioni sullo stesso bossolo.

Nel vecchio sito comparivano esempi di presse con molte sedi e della diffusa torretta Lee. I modelli restano utili come immagini storiche, ma caratteristiche e disponibilità andranno verificate prima di pubblicare prezzi o capacità attuali.

Presse progressive

Nella progressiva non ruotano soltanto i dies o la testa: più bossoli occupano contemporaneamente stazioni diverse e avanzano a ogni ciclo. Mentre uno viene ricalibrato, un altro può ricevere l’innesco, un altro la polvere e un altro ancora la palla.

Dopo l’avviamento, la macchina può produrre una cartuccia finita a ogni azionamento. È il grande vantaggio e anche la difficoltà: un singolo movimento contiene più eventi. Alimentatori di bossoli, palle e primer, controlli della polvere e motorizzazioni possono aumentare ulteriormente la produzione.

Esempi storici del vecchio testo erano Lee Pro 1000 e LoadMaster, Dillon XL650/750 e 1100. Mostravano bene una scala crescente di costo, automazione e capacità. Nel nuovo sito resteranno come esempi fotografici, non come raccomandazioni d’acquisto congelate nel tempo.

BOX PERCHÉ – VELOCITÀ E CARICO MENTALE

 

Una progressiva riduce il tempo per cartuccia ma aumenta il numero di condizioni da sorvegliare nello stesso istante. Il principiante deve prima comprendere le singole fasi, altrimenti non sa quale stazione controllare quando qualcosa cambia.

Shell holder e shell plate

La monostazione usa normalmente uno shell holder che sostiene un bossolo. Le progressive impiegano spesso uno shell plate con più sedi. Devono essere specifici per la famiglia di fondello e compatibili con la pressa.

Non tutti i numeri commerciali sono universali: due produttori possono usare codici differenti. Si sceglie tramite la tabella del produttore della pressa o del componente, non provando quale pezzo trattenga «abbastanza» il bossolo.

Filettature e compatibilità dei dies

Molte presse e dies adottano la comune filettatura 7/8-14, ma esistono eccezioni, adattatori, dies di grande diametro e sistemi proprietari. Prima di acquistare un set usato o una pressa particolare, verificate filettatura, corsa, spazio disponibile e compatibilità con shell holder e sistema di innescamento.

Auto-indexing o avanzamento manuale

In alcune torrette e progressive la rotazione avviene automaticamente; in altre deve essere comandata dall’operatore. L’auto-indexing riduce il rischio di dimenticare l’avanzamento ma introduce meccanismi che devono essere regolati e mantenuti. L’avanzamento manuale offre controllo diretto, ma richiede una sequenza disciplinata.

Come scegliere

Valutate:

  • calibri e dimensioni che intendete lavorare;
  • quantità realistiche, non quelle immaginate il giorno dell’acquisto;
  • spazio e robustezza del banco;
  • tempo disponibile;
  • facilità di cambio calibro;
  • costo di shell plate, torrette e accessori;
  • disponibilità di ricambi e istruzioni;
  • capacità di osservare e controllare ogni fase;
  • eventuale interesse per l’arma lunga e la precisione.

Una buona monostazione economica può accompagnare tutta la vita del ricaricatore, anche dopo l’acquisto di una progressiva: resta utile per decapsulare, sviluppare regolazioni, lavorare piccoli lotti e correggere operazioni isolate.

BOX NOTA – LA PRESSA «DEFINITIVA»

 

Molti comprano una macchina pensando che sostituirà tutte le altre e finiscono con più presse sul banco. Non sempre è mania: attrezzi diversi possono essere comodi per lavori diversi. Ma conviene scoprirlo con l’esperienza, non acquistando subito ogni possibilità.

Da ricordare

  • la pressa moltiplica la forza ma non riconosce l’errore;
  • la monostazione privilegia semplicità e osservazione;
  • la torretta mantiene più dies regolati;
  • la progressiva sovrappone più operazioni e richiede più controllo;
  • shell holder, shell plate, filettatura e corsa devono essere compatibili;
  • banco rigido e fissaggio sono parte del sistema;
  • la scelta migliore dipende dal lavoro reale e non dal massimo numero di colpi dichiarato.

LINK E NAVIGAZIONE

 

Pagina precedente: A1 – Banco e organizzazione.

Pagina successiva: A3 – Dies, shell holder e shell plate.

Vedi anche: F3 – Sequenza generale; P3 – Ciclo completo; X4 – Presse progressive.

Dettagli, esempi e osservazioni recuperati dal corpus originario

Questa parte conserva i passaggi più specifici, gli esempi e le osservazioni pratiche che nella prima riorganizzazione rischiavano di risultare troppo compressi. Le indicazioni quantitative, commerciali o riferite a un modello preciso devono essere confrontate con il manuale aggiornato del produttore prima della pubblicazione e prima di qualunque uso operativo.

Dalla pagina originaria 09

Le presse per la ricarica domestica delle munizioni metalliche

Attrezzatura: le presse Prima di svuotare il conto corrente per acquistare l’attrezzatura per la ricarica, … prendetevi un attimo di tempo e valutate seriamente se avete assolutamente effettivamente indiscutibilmente bisogno di tutto quello che in genere vi viene proposto. E valutate seriamente quali attrezzature vi serviranno e vi semplificheranno la vita, o quali invece sono sofisticazioni dedicate ai più pignoli, per chi fa gare ad altissimo livello, o per chi non ha tempo di farsi qualcosina “da sé” con anche poca spesa. Come ogni attività che richiede attrezzature specifiche, esistono mille modi per “fare” certe attività con certi “tipi” di attrezzi. Qui provo a concentrarmi su quello che io (ed è perciò un pensiero personalissimo) ritengo sia un ragionevole compromesso tra costo ed efficacia. Ed è di certo possibile ricaricare anche con molto meno, e cercherò di indicare dove si può lesinare. Ovviamente non c’è limite al “più”; ovvero se uno volesse comperare tutti gli “strafanti” che vengono proposti per ogni più piccola stupidaggine, non basterebbe una vita di stipendi. Detto ciò, diamo un’occhiata all’attrezzatura di base necessaria per iniziare. Abbiamo visto di cosa necessitiamo per ricostruire una munizione. Bossoli, inneschi, polvere, palle. Abbiamo detto che vi sono degli attrezzi (dies) che ci aiutano nell’eseguire queste operazioni con una elevata precisione e ripetitività. Abbiamo anche scritto che in alcune fasi, per lavorare i bossoli e le munizioni in costruzione, occorre riformare e/o deformare il bossolo; azione che richiede una elevata pressione; pressione che può essere applicata con opportuni strumenti che sfruttano leve favorevoli. In generale sono indicate come “presse” quegli attrezzi che con opportuni leveraggi, e con opportuni supporti per la munizione (shell holder), e con opportuni matrici (dies), permettono di eseguire operazioni meccaniche che richiedono elevate pressioni o particolari spinte e/o trazioni. Ovviamente non sono gli unici strumenti che si possono usare. Ma di certo semplificano di molto l’attività. Ma andiamo con ordine. Con specifico riferimento agli utensili per la ricarica delle munizioni, rientrano in questa categoria: la pressa a stadio singolo ( single stage press ) o multiplo ( progressive press ) una serie di matrici ( dies set ) specifica per il calibro che si vuole ricaricare almeno uno shell holder (supporto del bossolo) specifico per il dato calibro un dosatore ( powder measure ) per la polvere una bilancina di precisione ( powder scale ), meccanica o digitale un imbutino per la polvere un innescatore ( priming tool ) manuale o integrato nella pressa un martello cinetico un calibro Per la ricarica più sofistica e, più in generale, per la ricarica delle munizioni da fucile, sono utili anche (non tutti!) i seguenti strumenti: un centellinatore di polvere ( powder trickler ) un innescatore manuale di tipo professionale ( professional priming tool ) capace di garantire l’ortogonalità nell’inserimento dell’innesco una fresa manuale per la pulizia della sede dell’innesco una fresa manuale per la pulizia del foro di vampa un tornietto per la rifinitura e la riduzione della lunghezza dei bossoli ( case trimmer ) uno sbavatore/alesatore per alesare e sbavare manualmente i bossoli dopo l’impiego del tornio una fresa manuale in carburo di tungsteno per la rettifica della sede dell’innesco un pulitore per bossoli ( tumbler ), meglio se accompagnato da una pulitrice ad ultrasuoni o a aghi un calibro di precisione (o un micrometro con sufficiente apertura) un supporto su rulli per il controllo dell’assialità della munizione finita

NOTA DA VERIFICARE — Il passaggio seguente contiene valori, esempi numerici o indicazioni dipendenti dall’attrezzatura. Verificare la fonte primaria e mantenere il manuale del produttore come riferimento.

 

La pressa La pressa per la ricarica ( reloading press , in genere solo press ) è un aggeggio praticamente obbligatorio. Ed è una delle scelte più importanti per chi deve acquistare l’attrezzatura per la prima volta; anche perchè è l’elemento che decide con che livello di complessità e di automazione si potrà procedere. E determina che spese siamo disposti a sostenere. E per questo va scelta con cura, valutando bene se ne sfrutteremo tutte le varie potenzialità. E’ vero che … fortunatamente, aiuta a completare diversi passaggi della ricarica con uno sforzo minimo e con una precisione decisamente ottimale. Alla fin fine però una pressa di ricarica resta solo un dispositivo che sfrutta il vantaggio meccanico (una serie di leveraggi che demoltiplicano il movimento della leva) consentendo di applicare una pressione elevatissima per … schiacciare delle cose!! Più elegantemente possiamo dire che è un attrezzo in cui inserisco i bossoli usati per riformarli, ridimensionarli; e posso togliere o inserire l’innesco, posso inserire la palla, posso stringere il colletto (crimpare). In genere muovendo un pistone inserisco con forza bossoli, inneschi e palle in particolari matrici (dies) specifiche per il dato calibro; matrici che di fatto sono delle “forme“, degli “stampi” in cui si forza l’inserimento di bossoli, inneschi, polveri e palle, per incastrare il tutto e ottenere la munizione completa. Una pressa di ricarica può essere utilizzata per: • Spingere un perno di decapsulamento per far uscire il vecchio primer. • Forzare un bossolo in una matrice di ridimensionamento per riportare l’ottone alle sue dimensioni originali. • Inserire un nuovo primer nella tasca (sede) del primer. • Premere il bossolo contro un cono che apre la bocca del bossolo per inserire un nuovo proiettile. • Spingere il proiettile nel bossolo. • Crimpare il colletto attorno al proiettile per bloccarlo. È possibile eseguire alcuni di questi passaggi con molti tipi di attrezzature; d’altro canto le moderne presse domestiche non erano così diffuse fino a 30 o 40 anni fa. E comunque 40 anni fa c’erano molti appassionati che ricaricavano. Ma per nostra semplicità, senza incasinarci la vita con sistemi economici ma poco pratici, conviene fare affidamento su una pressa di ricarica, anche se semplice ed economica (e ce ne sono molte). Di che tipo di pressa di ricarica hai bisogno per iniziare? Non solo io, ma un po’ tutti consigliano sempre di iniziare con una pressa a stadio singolo. Anche perchè una pressa a stadio singolo è sempre utile e … ritorna sempre utile. Sicchè averla è sempre consigliato. Alternativamente, se caricate prevalentemente colpi per arma corta, e non dovete caricare diecimila colpi alla settimana, e non avete esigenze di elevatissima costanza, vi sono anche presse semiprogressive relativamente economiche che vanno benissimo per iniziare. Intanto … Pressa a stadio singolo significa che la pressa “ fa una cosa alla volta ”. In genere vengono anche indicate usualmente come monostazione . Usando una pressa a stadio singolo, caricheremo per passi e per lotti. Ad esempio se dobbiamo ricaricare 100 colpi: » prima ridimensioneremo tutti i 100 bossoli, » poi li innescheremo tutti e 100, » quindi aggiungeremo 100 volte la dose di polvere per ogni munizione, » poi posizioneremo la palla in ogni bossolo, » e qundi andremo a crimpare tutti i 100 pezzi. Per eseguire i 5 diversi passaggi sopra elencati, dovremo riconfigurare ad es. la pressa monostazione 4 volte, solitamente cambiando il die. E vedremo oltre come regolare i dies. La scelta di una pressa è complicata dalla vastità di tipologie, modelli e varianti oggi disponibili; le marche più note sono Lyman, RCBS, Dillon, Lee, Hornady, Frankford Arsenal, …. Esistono poi piccole aziende che producono particolari presse dedicate ad una specifica attività o ad uno specifico calibro (ad es. BCM, CH4D, ecc.), o aziende che si propongono in un mercato di “lusso” (ad es. Salvadori). Tipi di presse Per una miglior comprensione occorre specificare anche la tipologia delle presse sul mercato. Le presse monostazione in base alla forma possono essere classificate nel seguente modo: a C , ad O , ad H , coassiali, o “monolitiche”. Le evoluzioni poi portano a presse con o senza torretta girevole; e con o senza meccanismi di cambio stazione (semiprogressive e progressive). Fino ad arrivare a prodotti con automazione spinta, motorizzati, che sono delle vere e proprie “catene di produzione di munizioni”. Si indicano come “ monostazione ” le presse che eseguono una sola operazione per ogni ciclo di movimento della leva. Perciò decido se in un dato momento decapsulo, o svaso, o riformo, o crimpo. E ciò su un solo bossolo per ciclo. Perciò, se servono ad es. 4 operazioni per completare una munizione (decapsulo, innesco, svaso e carico polvere, crimpaggio), e devo assemblare 50 munizioni, avrò 50 cicli per ogni “operazione”; perciò 200 cicli. Ovvero 50 cicli (per 50 munizioni) per riformare; poi cambio die (oppure uso i tools integrati) ed eseguo 50 inserimenti innesco su ognuno dei 50 bossoli; poi cambio die ed eseguo 50 svasature e inserimenti polvere; poi cambio die ed eseguo 50 inserimenti palla e crimpaggio. Ad ogni azionamento della leva procedo manualmente ad inserire il bossolo da lavorare. Si indicano come “ multistazione ” presse che possono eseguire più operazioni per ogni ciclo di movimento (per ongi azionamento della leva). In genere hanno una “testa” o una “base” che può supportare più bossoli e più dies; pertanto ogni ciclo consente di eseguire un’operazione su più bossoli contemporaneamente. Perciò, se servono ad es. 4 operazioni per completare una munizione (decapsulo, innesco, svaso e carico, crimpo), e la pressa può alloggiare 4 dies diversi (4 stazioni), e devo assemblare 50 munizioni, avrò 50 cicli di azionamento della leva, con 50 operazioni manuali di inserimento di un nuovo bossolo, e con contemporanea espulsione di una munizione finita. Per questo automatismo viene in aiuto un avanzamento automatico (o una rotazione automatica) del piatto di alloggiamento bossoli o della testa in cui sono inseriti i dies. Si indicano come “ semiprogressive ” presse che ad ogni ciclo eseguono una diversa operazione su un bossolo. Perciò, se servono ad es. 4 operazioni per completare una munizione (decapsulo, innesco, svaso e carico, crimpo), e la pressa può alloggiare 4 dies diversi, e devo assemblare 50 munizioni, avrò 200 cicli (ca.) con 50 operazioni manuali di inserimento di un bossolo nuovo ed espulsione munizione finita, con una rotazione automatica del sistema di gestione dei dies. Si indicano come “ progressive ” le presse che ad ogni ciclo eseguono più operazioni su più bossoli; con una serie di automatismi per agevolare il caricamento dei bossoli, delle palle, degli inneschi. Perciò, se servono ad es. 4 operazioni per completare una munizione (decapsulo, innesco, svaso e carico, crimpo), e la pressa può alloggiare 4 dies diversi, e devo assemblare 50 munizioni, avrò 50 cicli (ca.) con 50 operazioni manuali di installazione bossolo nuovo (o con possibilità di alimentazione automatica bossoli) ed espulsione automatica munizione finita, con un avanzamento automatico del sistema di gestione dies. Le migliori presse “progressive” possono essere accessoriate con sistemi motorizzati di alimentazione automatica di bossoli, di inneschi e di palle; oltre che con specifiche motorizzazioni sulla leva per arrivare ad una produzione automatizzata fino a migliaia di colpi finiti all’ora ! Però …. ricordate . Una semplice pressa monostazione può durare molti decenni senza necessità di particolari attenzioni o revisioni. E’ certamente più indicata per il ricaricamento delle munizioni per carabina e per munizioni particolari, o per preparare munizioni per gare. In genere sono molto robuste, parte in lega di ghisa e parte in acciaio, semplici nell’uso, e con una leva assai forte, capace di imprimere al pistone una forza di diverse centinaia di chilogrammi; è la scelta primaria se interessa la costanza e la precisione. Inoltre permettono di “sentire” bene l’operazione; cioè offrono una sensibilità insuperabile durante le operazioni; sensibilità che consente all’operatore di percepire

immediatamente eventuali indurimenti, frizioni, eccessivi giochi, ecc. Una pressa progressiva è invece certamente più indicata per la ricarica delle munizioni da pistola; è più complicata da usare, e richiede una certa manutenzione; non solo, serve tenere a disposizione alcune parti di pronto ricambio per garantire la continuità del lavoro. Una pressa monostazione ti obbliga a dover “pensare” e verificare ogni fase della ricarica; per i “cultori” della ricarica non ha paragoni. L’utilizzo di una pressa multi stazione può anche indurre ad una sovra valutazione delle proprie conoscenze; e difficilmente può garantire una elevatissima costanza di risultati. Chi pensa di dover ricaricare molto e molte munizioni, ha tutte le ragioni per acquistare una pressa progressiva; ma dato l’ormai basso costo, sarebbe utile tenere in casa anche una pressa singola, con cui fare qualche esperienza, e con cui magari ricaricare “di fino” qualche colpo speciale.

Le presse monostazione Le presse monostazione sono prevalentemente presse a C (aperte) o ad O (chiuse, le più robuste in assoluto), il più delle volte in acciaio o in ghisa.

Negli ultimi anni, con la diffusione delle macchine per lavorazioni automatiche, si sono diffuse anche presse monostazione di tipo “monolitico”; ricavate da blocchi di metallo mediante asportazione di materiale con sistemi a controllo numerico. Qui a lato una pressa “monolitica” ricavata dal pieno

Qui a lato una pressa ricavata dal pieno, e particolarmente rifinita. Oltre alla qualità, si paga anche un fattore estetico.

NOTA DA VERIFICARE — Il passaggio seguente contiene valori, esempi numerici o indicazioni dipendenti dall’attrezzatura. Verificare la fonte primaria e mantenere il manuale del produttore come riferimento.

 

Come detto, queste presse “monostazione” possono eseguire una sola operazione per ciclo di azionamento, e su un solo bossolo alla volta. Questa relativa “lentezza” è compensata da una maggiore economicità e semplicità, e da una insuperabile robustezza. Ma soprattutto dall’altissima sensibilità alla leva e dall’elevatissima possibilità di un accurato controllo di ogni operazione. In genere le preparazioni dei colpi per tiro lunga distanza e di precisione, si effettuano solo su questo tipo di presse. I più raffinati preferiscono il modello ad “O” in quanto garantisce maggiore allineamento e indeformabilità anche sui calibri più “grossi” e sotto sforzo. Se pensate di ricaricare cartucce per carabina scegliete una pressa semplice, monostazione, preferibilmente a “O”, in lega di ghisa, o in acciaio; o comunque una pressa in lega ma con una geometria costruttiva che garantisca sufficiente rigidità! Una pressa ad “O” è praticamente indistruttibile; con questo tipo di presse si possono anche produrre le palle in piombo, imprimendo abbastanza pressione al piombo da inserirlo nelle incamiciature vuote distribuite dalle ditte specializzate. Alla sommità del pistone si possono avere centinaia di chilogrammi di spinta agendo con poca forza sulla lunga leva laterale. Adatte in pratica per tutti i bossoli, vi sono presse con spazio tra pistone e testa capaci di accogliere munizioni lunghe come il 12.7×99 (.50BMG, con altezza utile di lavoro a 160mm). In generale, e date le attuali possibilità di lavorazione con sistemi automatizzati, anche le presse “monolitiche”, o a telaio chiuso, o “monoblocco ricavate dal pieno”, si possono considerare tra le più robuste, assieme alle presse ad “O” chiuse. A proposito dell’altezza “di lavoro”, verificate sempre che vi sia lo spazio sufficiente per lavorare con il calibro desiderato (ricordate che prima dell’inserimento, il complesso bossolo+palla è molto più alto rispetto all’altezza della munizione finita, quando la palla affonda un po’ nel bossolo). Tutte queste presse monostazione sono ovviamente meno indicate se dovete produrre molti colpi (centinaia o migliaia), essendo in questo caso un processo molto molto molto lungo. Anche se magari molto piacevole ….

Ho tralasciato le torrette ad “ H “, che sono dette così per la forma spesso squadrata, con un piano portabossolo che viene spinto contro un piano similare fisso sul quale sono impiantati i dies ed altri accessori (misuratore di polvere, capsulatore ad alimentazione automatica, ecc.). Il piano mobile scorre guidato da montanti cilindrici; per questo motivo, è importante che tali montanti siano di assoluta robustezza in quanto la loro geometria li vede particolarmente sollecitati. Tuttavia questa geometria di lavoro non ha avuto particolare diffusione, e ad oggi sono pochissime le ditte che propongono presse ad “H”.

Abbiamo scritto che praticamente tutte le presse a C, a O, o similari, eseguono una sola operazione per ciclo di azionamento. E sono perciò impropriamente dette “ monostazione ”. Quando inizio ad avere presse a più stazioni (che possono alloggiare più dies e/o più supporti per più bossoli), queste presse in genere hanno una geometria costruttiva molto simile tra loro: sono presse di tipo coassiale, con un piano fisso ed un piano mobile, appunto coassiali. Se posso montare più bossoli, avrò un piatto ( shell plate ) su cui vi sono gli alloggiamenti per i bossoli. Se posso montare un solo bossolo avrò in genre l’alloggiamento per il classico shell holder. L’altro piano coassiale alloggerà il/i die/dies. Può essere un singolo die fino ad anche 10 dies. Il sistema presenta in genere un perno centrale di grandi dimensioni che controlla il movimento del piatto mobile; e controlla anche i vari automatismi che portano alla rotazione/cambio dei dies e/o dei bossoli. Una famiglia di presse impropriamente indicate come “ semiprogressive ” consente di eseguire tutte le operazioni necessarie alla ricarica senza cambiare dies ; questi infatti sono montati su un piatto che ruota ad ogni azionamento della leva. Ovvero, monto un bossolo nel supporto, e poi posso compiere le 3 o 4 o 5 operazioni necessarie per ottenere la munizione finita, eseguendo 3 o 4 o 5 azionamenti ma senza cambiare bossolo.

Qui sopra una pressa multistazione Lyman Questa pressa presenta una testa girevole (manualmente) che consente di alloggiare fino ad 8 dies; teoricamente una volta regolata, si possono utilizzare due calibri diversi (4 die per calibro). Con questa pressa, una volta inserito un bossolo nello shell holder in testa al pistone, ad ogni azionamento eseguo una operazione sul bossolo andando a ruotare manualmente la testa superiore su cui sono montati i vari dies.

Qui sopra una diffusissima pressa semiprogressiva Lee modello Turrett Forse la più diffusa in assoluto, data la relativa economicità. Qui è senza alcun dies (si notano nella testa i 4 alloggiamenti per 4 stazioni (matrici) che ruotano automaticamente). Con questa pressa, inserito un bossolo sullo shell holder in testa al pistone, ad ogni azionamento eseguo una operazione sul bossolo; ma la testa ruoterà automaticamente ad ogni azionamento. Perciò dopo 3 o 4 azionamenti, senza altri interventi, ho la munizione finita.

Le presse progressive La famiglia di presse indicata come “ progressive ” invece aggiunge l’ulteriore rotazione/cambio anche dei bossoli, in modo da garantire una munizione finita ad ogni ciclo di azionamento. Ovvero, ad ogni azionamento della leva, eseguo una operazione su ognuno dei 4 o 5 o 6 bossoli montatisui piatti, con avanzamento automatico dei bossolo tra le varie stazioni/dies. Su queste presse spesso si possono aggiungere diversi automatismi (costosi) per alimentare automaticamente i bossoli, alimentare il tubo inneschi, alimentare e posizonare automaticamente le palle, ovviamente erogare la polvere, ecc.. Oppure si possono aggiungere motorizzazioni dedicate per … far fare tutto in automatico (una specie di minifabbrica di munizioni). Come detto, posso montare 3, 4 o 5 bossoli nel piatto di supporto (shell plate); o in genere i bossoli si autoalimentano da un serbatoio. E per ogni azionamento vi sono 3 o 4 o 5 bossoli che vengono lavorati contemporaneamente da altrettante matrici montate su altrettante stazioni. Ciò implica che in un dato azionamento vi sarà un bossolo che viene riformato in una posizione/stazione, contemporaneamente un bossolo che viene svasato in un’altra stazione, contemporaneamente una palla che viene inserita in un’altra stazione, e ci sarà anche una ulteriore stazione dove (sempre nella stezza azione di salita/discesa) ci sarà una munizione che viene crimpata. E’ facile comprendere che è veramente difficile “sentire” e controllare ogni eventuale imperfezione in uno dei bossoli. Perchè l’azionamento esegue 4 o 5 diverse azioni contemporaneamente su 4 o 5 stazioni. Ed è anche chiaro che per “coordinare” tutti questi complicati meccanismi, i sistemi di azionamento della pressa devono scendere a dei compromessi, per evitare complicazioni eccessive (che richiederebbero anche registrazioni e riparazioni specialistiche!) e per cercare di contenere i costi (che comunque sono già particolarmente elevati). ATTENZIONE: molte delle presse progressive presenti sul mercato “amatoriale”, sono abbastanza “leggere”, ed in genere puntano più al numero di colpi prodotti che non alla qualità degli stessi. A volte devono ricorrere a meccanismi complicati nella messa a punto o nella manutenzione, per contenere ulteriori complessità o (più spesso) per contenere i costi. Anche in questo caso esistono differenze (molte) tra i vari prodotti. Alcune presse progressive presentano sufficiente robustezza ed affidabilità per poter garantire eccellenti prodotti e costanza di lavorazione. Mai quanto una solida pressa ad O, ma più che accettabile per la ricarica “non professionale”. Ricordiamo che comunque ogni pressa progressiva avrà una resistenza limitata e decadrà più velocemente, essendo soggetta ad una maggiore usura rispetto alla pressa monostazione, anche a causa delle molte parti in movimento e degli automatismi più o meno miniaturizzati. Resta comunque la scelta ideale per le munizioni “corte”; ma consigliamo sempre di orientarsi su un prodotto valido che poi possa essere utilizzato per diversi anni con tranquillità, e di marchi che garantiscano un reperimento dei ricambi nel tempo (le progressive presentano numerosi componenti che devono essere revisionati o sostituiti nel tempo: mollettine, rinvii, perni, …). Tra le progressive, le più famose e vendute sono le presse Lee (pro1000, pro4000, LoadMaster) e le presse Dillon (XL650, XL750, RL1100).

Qui a lato una Lee PRO1000 con già montato l’accessorio per l’alimentazione agevolata dei bossoli. Tra le progressive, è una delle più economiche; richiede qualche attenzione nella regolazione, ma consente di produrre centinaia di colpi all’ora.

Qui a lato una Dillon XL750, evoluzione della diffusissima XL650; con già montato l’accessorio per l’alimentazione automatica di bossoli e palle. Può arrivare a sfornare migliaia di colpi all’ora. Queste presse sono consigliate per chi produce molti colpi/mese (dell’ordine di migliaia). Sono prodotti affidabili, con moltissimi accessori, ma anche costosi

Qui a lato una Dillon 1100 con l’accessorio per l’alimentazione automatica di bossoli e palle, e con i sensori inneschi e sensore polvere. Il mercato degli accessori per Dillon è vastissimo; vi sono kit motori che consentono di automatizzare il lavoro arrivando a produrre migliaia di colpi / ora. Ma ricordiamo che qui l’investimento (con solo qualche automatismo) inizia da un duemila euro in su.

Qui a lato una Lee LoadMaster Robusta, consente di automatizzare la ricarica anche di calibri “grandi” (fino al .50). Non molto “automatizzata”, ma tra le più apprezzate per il rapporto robustezza/costo.

Altre particolarità da considerare: come abbiamo detto, vi sono piatti e/o piastre su cui vi sono i fori filettati per montare i dies. Per quanto riguarda le filettature che accolgono le matrici (i dies), queste sono quasi tutte universali, quindi qualsiasi marca voi acquistiate supporterà materiale prodotto da altre ditte senza problemi. Attenzione: ciò vale per la quasi totalità delle presse sul mercato. Non tutte. Alcuni produttori (pochi per fortuna) hanno sfornato soluzioni personalizzate, con passi e attacchi non standard. Però tale situazione è in genere sempre indicata, ed in genere vengono offerti dei kit per adattare i dies e gli shell-holder allo specifico attacco (anche se personalmente cercherei di evitare tali combinazioni che possono solo complicare la vita). Questo vale anche per l’incastro del porta bossoli (shell-holder); anche se qui stiamo proprio parlando di nicchie poco diffuse nel nostro mercato, dato che è quasi universale l’attacco standard. Abbiamo detto cosa sono le presse. Ma … dato che sono attrezzi ingombranti e su cui vado ad azionare “con forza” delle leve, deve essere ben chiaro che non sono attrezzature che potete appoggiare sul tavolo della cucina per una qualche ora di ricarica! Oltre alla scelta di una pressa robusta e che faccia al caso Vostro, ricordate che poi dovete avere un posto dove piazzarla, dove bloccarla, assicurandola con robusti bulloni.

Questo aspetto è spesso trascurato: la pressa deve essere saldamente fissata al banco di ricarica o al piano scelto per tale operazione. Ma anche il banco o il piano devono a loro volta essere saldamente fissati al muro, al pavimento, o devono comunque garantire l’assoluta immobilità durante le fasi della ricarica. In alcune fasi, lo sforzo alla leva è elevato, ed è più che sufficiente per spostare tavoli anche molto pesanti. Forza che a volte è rivolta verso l’alto (ad esempio durante la discesa del bossolo al termine della ricalibratura), e che porta ad “alzare il tavolo” ! Ripeto: meglio se il piano di fissaggio della pressa è molto robusto e a sua volta fissato al muro o al pavimento. Se durante l’azionamento il tavolo si muove o si alza, chiaro che tutto quello che ci sta sopra (polvere, inneschi, bossoli, ecc) inizia … una gita in giro per la stanza. Ma a parte il disastro (e sperate che la signora non senta o non abbia visione di quel che succede), ma significa che se durante le operazioni vi fossero flessioni e/o giochi anche minimi, questi influiranno sulla “sensibilità” che dovreste avere con la pressa. Nel momento in cui azionate la leva, il “feedback” è fondamentale per capire al volo se l’operazione è andata a buon fine o se è il caso di fermarsi e verificare. Perciò, NON si può montare una pressa sul banchettino pieghevole da 10€ preso su AliExpress. Se vedete i prodotti di alcuni marchi famosi, noterete come questi banchi sono pesanti, con gambe di legno di grande sezione, o con struttura in metallo; e con un piano di lavoro (e di fissaggio pressa) di elevato spessore. Che ovviamente poi possono essere utili per molte altre attività. A questo proposito, cercate di montare la pressa in un punto che non intralci troppo il tavolo, e che vi sia abbastanza spazio per l’azionamento completo della leva e per poter operare le regolazioni e/o sostituzioni dei dies. E poi questi banchi, se non sono così pesanti da garantire l’immobilità, sarebbe utile che venissero fissati alla parete e/o al pavimento. Ovviamente non sponsorizzo l’acquisto dei banchi da lavoro di marca; in rete trovate moltissimi prodotti a cifre accettabili, cercando proprio tra i banchi da lavoro; o anche trovate molti progettini per autocostruirseli con veramente un minimo di manualità e pochissimi attrezzi (il materiale lo potete trovare facilmente tagliato a misura).

NOTA DA VERIFICARE — Il passaggio seguente contiene valori, esempi numerici o indicazioni dipendenti dall’attrezzatura. Verificare la fonte primaria e mantenere il manuale del produttore come riferimento.

 

Tornando alla pressa … Non si può stabilire quale è la migliore pressa . Bisogna tenere conto di molti fattori; quindi la domanda dovrebbe porsi in questi termini: quale è la pressa con il miglior rapporto prestazioni/prezzo rispetto alle vostre esigenze? In quest’ambito dobbiamo valutare: il numero dei calibri ricaricati (se carichiamo un solo calibro, se carichiamo calibri per arma lunga e/o per arma corta, e soprattutto in che quantità) la quantità di cartucce che ricarichiamo (quanti colpi consumiamo ogni settimana o ogni mese, e nei vari calibri) Occhio: ricordate che salvo licenze specifiche, possono essere detenuti al massimo 200 colpi ! il tempo e lo spazio disponibile (posso dedicarci un’ora alla settimana o un’ora al mese? ho un intero locale a disposizione o solo un piccolo angolino?) il tipo di tiro che effettuiamo (tiro meditato, tiro dinamico, bench rest, tiro lunga e “lunghissima” distanza, ecc.) quale livello di approfondimento o di studio riteniamo di volere e potere giungere (proviamo ricariche più veloci, più “energetiche”, traiettorie più o meno tese, palle di pesi o di materiali particolari, ecc.; o ci basta ricaricare un quantitativo X di munizioni princiaplmente per risparmiare qualcosa). Alla fin fine, dato che (come scritto inizialmente) l’aspetto “risparmio economico” è ormai escluso, la ricarica deve essere un piacere personale; per qualcuno è anche un piccolo percorso di approfondimento, di prova; che può raggiungere punte molto avanzate; sta a noi stabilirne il limite. In generale, la pressa è di qualità (N.B.: obiettivi di qualità) quando risponde ai seguenti requisiti: ✔ risulta robusta in rapporto ai calibri trattati (trattare il cal. 9 è molto “diverso” rispetto alla ricarica del .338 o del .460) ✔ presenta accurato allineamento fra pistone di spinta, asse del bossolo ed asse del die (fondamentale per la ricarica di precisione, e che va verificata “sul banco”) ✔ il pistone scorre fluido, senza alcun gioco, su guide abbastanza “lunghe” ✔ lo shell holder non ha giochi consistenti ✔ consente di poter montare le matrici di qualità che intendo usare Cosa faccio, consiglio qualcosa? Non è lo scopo di queste pagine. Però tanto per dare una traccia (e per inimicarmi così metà dei lettori), io propenderei per una soluzione come segue. In genere il materiale Lee è di discreta qualità ed ha un costo contenuto (almeno rispetto ad altre marche). Praticamente il 90% dei ricaricaricatori usa dies Lee; soprattutto per arma corta. Lee pecca in alcune delle presse progressive (ne ha diversi modelli) ed in alcuni kit di piccola automazione, dove ricorre a materiali in lega o spesso materiali plastici che non danno grandi prestazioni e fanno un po’ inc…..re per farli funzionare. Vero è che i prodotti Lee sono così diffusi che in rete è pieno di guide, suggerimenti, e anche modifiche di terze parti per sopperire a qualche componente non all’altezza. Però nei materiali “semplici”, nei dies, negli attrezzi comuni, nelle presse base, è competitiva. Un prodotto di altra marca più blasonata può costare 2 o 3 volte tanto. Ad esempio a livello di ricarica semplice (i 200 colpi alla volta) per arma corta, non si trovano compromessi migliori dei modelli Turret. Dillon è leader nelle presse progressive di medio/alto volume. Per caricare moltissimi colpi per arma corta, è praticamente uno standard. Anche perchè dopo anni di presenza sul mercato, vi sono centinaia di kit per spingere l’automazione fino a livelli da … fabbrica: automazioni per bossoli, palle, inneschi, motorizzazione leva, … c’è chi fa 1000 e più colpi all’ora. Costano parecchio. Se poi dobbiamo aggiungerci i vari kit d’automazione, i prezzi diventano da mutuo! E sono da mettere a punto bene, con un certo tempo di ottimizzazione (dovete spenderci del tempo, dovete avere una minima manualità, magari dovrete prendere qualche accessorio, ma poi però vanno come un treno!) Se ricaricate tanti, tanti e tanti colpi allora ci potete pensare. Ma se siete sui 500 colpi/mese, secondo me non conviene neppure pensarci. Con i costi complessivi che alla fine andate a psendere, potete andare a sparare per una vita comperando munizioni commerciali. RCBS è un nome quotato nella ricarica per arma lunga, ed ha a listino dei dies specifici per ricaricare con precisione centesimale il grosso calibro. Ha fama di prodotti molto robusti, soprattutto nei dies e nelle presse singole. Nelle presse progressive propone praticamente un solo prodotto, simile alla Lee come filosofia di funzionamento, ma più dimensionato (e probabilmente molto più robusto), ma con un costo molto molto superiore. Diciamo che nel campo “arma corta” non è molto utilizzata. Lyman : molte presse singole/monostazione, robuste, in genere con geometria aperta (a “C”). Forse (secono me) una via dimezzo tra le monostazione Lee e le RCBS. Per presse multistazione propone una soluzione con testa ad 8 stazioni, rotante manualmente; che però non ha avuto molta diffusione nel nostro mercato. Ultimamente (fine 2025) Frankfor Arsenal ha ridotto notevolmente il prezzo della sua progressiva X-10; una progressiva con 10 (!?!) stazioni, con già in dotazione un’automazione alimentazione bossoli. E’ un grosso e massiccio agglomerato di metallo e meccanismi, che dovrebbe competere con le migliori Dillon, forse offrendo una maggiore solidità. Ma significa sempre iniziare da 1,5K€ Altre marche … non è solo un problema di budget. Uno può anche acquistare una Apex 10 (dell’azienda Mark7), spendendo 4mila euro con la dotazione minima (e arrivando a 7/8mila con i vari accessori). Però poi serve un banco di una certa dimensione e solidità. Serve molto tempo per mettere a punto il funzionamento, per regolare il tutto prima di avviare il ciclo di ricarica. Dati i molti automatismi bisogna veramente spenderci molto tempo al primo avvio. E poi serve sfruttarla! Una macchina che produce 2mila colpi l’ora, che può andare da sola per ore, … quando abbiamo il limite di detenzione a 200 colpi al massimo … e anche con licenza prefettizia per attività sportiva, non saprei quando è che necessitiamo di 10mila colpi pronti alla settimana! Mie ipotesi (solo una mia riflessione e non è una regola de seguire): Arma lunga: in genere si privilegia la qualità; la quantità è limitata; non vi è l’esigenza di ricaricare in breve tempo 200 colpi di questi calibri. Perciò, pressa monostazione (single stage), meglio se chiusa (ad “O”) Carichi colpi di medio calibro per arma lunga? Tipo .308, o 6,5, o .30 ? Pressa monostazione (single stage) chiusa Lee Challenger III (ce ne sono molte altre di simili); un eccellentissimo rapporto qualità/prezzo. Carichi colpi per arma lunga di medio/grande calibro? Tipo .338, .416, o fino al .50BMG ? Pressa monostazione RCBS o Lee Classic Cast; c’è anche il kit per il .50. E magari con dei dies RCBS. Carichi pochi (pochi: meno di 1000 al mese) colpi per arma corta? Una Lee Turret può andare benissimo. Spendi forse un’ora in più al mese rispetto ad una superautomatica Dillon. Se ricarichi più calibri, con pochi soldi prendi una testa di scorta con i dies già regolati ed ecco che il cambio calibro è veramente velocissimo (almeno rispetto a Dillon & simili). Oppure andando un po’ su di prezzo (ma ancora a costi contenuti), la diffusissima pro1000 o 4000. Carichi molti colpi per arma corta: allora puoi valutare una Dillon 650 (ancora diffusissima) o la successiva 750. Però per compensare il costo, significa produrre alquanti colpi/anno. Se poi monti automatismi vari, i costi salgono parecchio. E considera che devi avere un buon banco di lavoro con spazio. Anche qui sono possibili cambi calibro con le teste di scorta preregolate, ma poi il cambio piatto e (non sia mai) il cambio inneschi comportano un bel po’ di tempo. Cercate il top pur restando nelle progressive (e indifferenti a superare le 4 cifre di costo) ? Valutate le offerte Frankford Arsenal con il modello X-10, i le Dillon “top”. Suggerimento (ripetuto): dati ormai i costi abbordabili, anche se avete scelto una progressiva, affiancate alla multi stazione anche una monostazione semplice, robusta, per la ricarica di precisione, per l’arma lunga, o per quei calibri che richiedono più attenzione. O anche solo per emergenza in caso di rottura di qualche componente della pressa progressiva. Investimenti inferiori ai 100€ e si trova anche molto usato (una monostazione non avendo meccanismi, in genere con una pulizia ed una lubrificata, ritorna come nuova). E a proposito: ricordiamoci anche di tenere sempre pulita la pressa . Ogni parte soggetta ad attriti radenti o volventi deve essere lubrificata, preferibilmente con lubrificanti non troppo densi affinché non siano trattenuti detriti e particelle di polvere. In particolare il pistone non dovrebbe mai lavorare a secco ma nemmeno a velo d’olio, in quanto nella fase di espulsione innesco e di resizing, e nella fase di caricamento polvere, vengono sovente espulsi residui carboniosi, di polvere, e frammenti di ottone. Il pistone oliato trattiene questi residui con usura, imbrattamenti all’innesco fresco ed anche inceppamenti da frammenti di incudine. Le presse conviene vengano sempre ben protette con lubrificanti a base di grafite o di siliconi. Prolungheremo la vita e la precisione di lavorazione se puliamo frequentemente tutte le parti interessate con un pennello sempre ben pulito. N.B.: un ricaricatore previdente già un po’ esperto quando ordina una nuova pressa ordinerà subito anche quei pezzi di ricambio più facilmente usurabili (soprattutto per le presse multistazione) che costano poco ma senza i quali ci si blocca. .